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Questo è solo l’inizio.

Per chi non se ne fosse accorto, da due anni un movimento eterogeneo, fatto di ragazzi, studenti, ricercatori, precari, porta avanti le sue istanze contro un piano di riforma scolastica che, a livello europeo, di fatto distrugge l’istruzione pubblica.

Per chi non se ne fosse accorto questo movimento è sceso in piazza innumerevoli volte, ha occupato scuole e facoltà, ha cercato di parlare alla gente, ha occupato autostrade, stazioni ferroviarie, aeroporti e persino la borsa di Milano.

Il 14 dicembre, a Roma, centomila persone sono scese in piazza nella speranza che questo governo potesse finalmente lasciare il passo ad una nuova stagione democratica, nella speranza che la corruzione, la compravendita, il dossieraggio e i giochi di potere potessero avere fine.

A queste centomila persone, al movimento, ai ragazzi dell’Aquila e ai campani che ancora sono costretti a vivere circondati da immondizia, è stato impedito, attraverso una gigantesca zona rossa, di esprimere la propria sfiducia alla classe politica davanti alla sede della Camera.

Queste persone hanno, comunque, manifestato pacificamente, hanno atteso l’esito del voto, e il responso è arrivato. Berlusconi è riuscito a comprare i voti necessari a rimanere in sella e, pur non avendo i numeri necessari alla Camera per governare, ha deciso di non dimettersi, per tenere lontana ancora la democrazia dal nostro paese, per poter arricchirsi ancora sulla spalle della popolazione italiana. Tre voti lo tengono ancora aggrappato al potere.

Io c’ero. Ho avvertito il silenzio, pesante, che è sceso sulla manifestazione dopo il voto, mentre ci dirigevamo verso piazza del Popolo. Lì, in piazza, mentre gran parte del corteo non aveva fatto ancora il suo ingresso, la polizia ha caricato. Fuori dalla piazza le auto e i cassonetti già bruciavano. La rabbia cresceva. In piazza del Popolo, non dieci, non cento, ma centomila persone si sono viste depredate del diritto di manifestare pacificamente il proprio dissenso e, come se non bastasse, hanno subito le cariche cieche del braccio armato del potere. Lì, in quella piazza, ci siamo trovati di fronte ad una scelta, quella di lasciare che ci togliessero la dignità, oltre ai diritti, o reagire, lottare per quel piccolo spazio, resistere e difendere il nostro diritto a manifestare.

Io c’ero, ho sentito il boato e gli applausi della piazza quando un blindato ha preso fuoco, ho visto la solidarietà di centomila persone e della popolazione che assisteva atterrita ai linciaggi, alle cariche e alle manganellate della polizia. E’ stata una rivolta spontanea, non guerriglia, non c’erano black block.

Per la prima volta, e solo a causa delle violenze che si sono consumate in piazza, in parlamento, sui giornali, in tv, si è parlato del movimento, e l’opinione pubblica si è divisa. C’è chi ha ridotto due anni di mobilitazione ad un episodio di vandalismo e guerriglia. C’è chi, invece, con più raziocinio, si è reso conto che in Italia c’è un’opposizione che va oltre le parole, i discorsi, che è pronta a metterci il corpo affinché s’interrompa la deriva autoritaria in cui l’Italia è caduta, un’opposizione che sa organizzarsi e che lotta per difendere i propri diritti.

La violenza è l’unico linguaggio che il nostro parlamento, e i nostri rappresentanti eletti comprendono, perché è con ogni forma di violenza che il nostro esecutivo ormai in ginocchio imperterrito continua a governare. Il movimento, invece, ha dimostrato di avere mille risorse a sua disposizione, di essere creativo e propositivo, ma anche determinato e pronto a reagire, quando attaccato.

Speriamo che sempre più persone, attraverso i filmati e le testimonianze, abbandonino i discorsi buonisti e ipocriti, e si rendano conto che quello che sta succedendo nel nostro paese va combattuto con ogni mezzo, come storicamente è successo in ogni paese che si è visto costretto a lottare contro governi autoritari e populisti. Per chi non se ne fosse ancora accorto, questo è solo l’inizio.

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