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Diario di viaggio (giorno 13)

Ultime escursioni, ultimi pensieri, ultime tappe di questo viaggio. Ieri, appena atterrati all’aeroporto di Iguazù, abbiamo incontrato la nostra guida, Giuseppe, uno Stakanov del turismo che ci ha convinti a cambiarci in aeroporto, ha cambiato il programma e ci ha condotti alle cataratas (cascate), versante argentino. Queste si presentano maestose, imponenti, dirompenti, ti convincono quasi che il loro corso d’acqua, un unico enorme getto camaleontico, non si esaurirà mai. Il giro in gommone, che si è spinto fino alle rocce facendoci immergere in quell’acqua gelida, ha conferito alla visita un quid di avventura estrema. Arrivati (finalmente, aggiungerei) in albergo, non abbiamo resistito ad un tuffo in piscina, già che c’eravamo. Sdraio, bordo vasca, tramonto, chicas e perché no, caipirinha e qualche sigaretta. Devo aggiungere altro? Dopo la cena definirmi ubriaco sarebbe stato un eufemismo, e la coscienza è sfumata nel letto senza che potessi cogliere il cambiamento. Oggi ho fatto un salto in Brasile, e non sto scherzando, è stato giusto un salto al di là del confine, il tempo di recarsi dall’altro lato delle cascate per vedere com’erano da lì (prospettive). Oltre questo, visto che eravamo da quelle parti, abbiamo visitato una miniera di pietre preziose. Pensate, il geologo era toscano, e il nostro chiacchierare passeggiando aveva un che di ottocentesco, ma tralasciamo. Parliamo delle rovine delle missioni gesuite, un pezzo di storia che ho sempre ignorato e che invece lega l’Europa e il subcontinente latino, e fa luce sulle origini di questa gente. Sono riuscito ad ottenere, con non poco sforzo, un po’ di materiale sulle rovine di Sant’Iniacio, peccato sia tutto in spagnolo, lingua che non mastico molto, ma non si sa mai più in là. Gli aborigeni hanno una speranza di vita che si aggira sui quarant’anni, la loro storia è un susseguirsi di genocidi e sottomissioni, economiche e spirituali. Passando da queste parti puoi incontrarne qualcuno per strada, piccoli e magri, appartenenti ad un’altra civiltà. Domani si torna a Buenos Aires, davvero l’ultima tappa, e la fine del viaggio.

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