Archivi tag: Psicoanalisi

Dialogo tra amici (Pt. VII)

E: Ancora qui? Dopo l’ultima volta credevo non sarebbe più tornato …

B: Ancora qui. Mi dicono che ho ancora bisogno di lei.

E: E cos’altro le dicono?

B: Che ho dei comportamenti strani, che sono chiuso in me stesso, che devo fare il mio bene.

E: E lei crede a tutto ciò?

B: Chiaramente sì, chi più di coloro che assistono alle mie messe in scena può notare ciò che non va’ in me? Sono tornato da lei, per curarmi dai miei mali, a patto di poterle parlare come ad un amico, i rapporti professionali mi inibiscono.

E: Prego allora, di cosa vuole parlarmi oggi?

B: Ho visto piangere molte persone, e posso dire che non poche hanno assistito alle mie, di lacrime. Sono stato testimone delle menzogne più inverosimili, dei tradimenti, della violenza, del sangue versato e coperto con la segatura, come fosse vomito. Ho beneficiato del progresso e assistito allo sviluppo di più di un paradigma energetico, ho visto imponenti strutture in acciaio e mi hanno impressionato, ne ho viste di altrettanto imponenti e mi hanno disgustato. Mi è parso di cogliere il male che c’è nel bene e il bene che c’è nel male, almeno per quanto palese, in certi casi, possa essere tale sovrapposizione. Mi sono tuffato nella ricerca di qualche compagnia che potesse placare l’insoddisfazione, la solitudine, ma troppo spesso l’indifferenza ha prevalso. Dopo un solo quarto di secolo un uomo può non avvertire più la necessità del contatto con un altro essere umano? Quando ci è concesso accendere una sigaretta, spegnere la luce e dire, Bene grazie, ho visto abbastanza, e rinunciare alla ricerca?

E: Suppongo che la risposta al tuo quesito sia, Mai. Non riuscirai a smettere fino a quando la testa continuerà a tirarti avanti. E’ come un cane bisognoso di fare la pipì, sarà lui a guidarti fino a soddisfare il suo bisogno. Anche tu non hai trovato ancora ciò di cui hai bisogno, di conseguenza per nulla al mondo ti concederai una pausa, ne sei cosciente, no? D’altra parte, il sociale può essere davvero un inferno per determinate personalità, ma non sei il solo, e non puoi permetterti di credere il contrario. Ti creerai una corazza per questo, mi sembra che in proposito tu sia già a buon punto.

B: Tutto stà, ora, a capire di cosa si ha bisogno…

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Dialogo tra amici (Pt. V)

E: Ma torniamo a quella notte. Cos’è successo, precisamente, dentro di lei quella notte?

B: Non saprei dirlo esattamente. I ricordi sono ancora nitidi, ma ai sentimenti ostili s’è aggiunta l’impotenza del tempo trascorso. Sono stato sopraffatto dalle emozioni, che si sono accalcate tutte ostruendo l’uscita a vicenda. Sono rimasto inerme d’innanzi alla devastazione. Ho girato un attimo le spalle al genere umano e quello mi ha accoltellato proprio la scapola sinistra, sanguinavo e nessuno ha cercato di tamponare la ferita, perdevo i sensi e nessuno lì a sorreggermi. Ho odiato tutto e tutti, fino all’ultimo, incluso me medesimo, per quell’errore grossolano.

E: Interessante… E a quel punto come ha reagito?

B: Ho ripensato ad un libro di Hesse letto tempo prima, sentivo il lupo prendere il sopravvento, così per non mostrarmi debole mi sono appartato. Ho preso a medicare da solo la ferita, il dolore dei punti di sutura mi ha sovraeccitato. Pensavo alla sofferenza che avrei inflitto ad ognuno di loro, li guardavo mentre cantavano, ballavano e si ubriacavano, indifferenti e ignari, mediocri, e pensavo a quando avrebbero avuto loro bisogno di me. A quando li avrei accoltellati a mia volta, assicurandomi di girare il coltello tre volte nella ferita, cosicché il sangue sarebbe scivolato giù a fiotti. Allora non avrebbero avuto bisogno di voltarsi per conoscere il volto del loro carnefice, da quella notte, non c’era alcun dubbio che quel volto sarebbe stato il mio.

E: Lei è dunque un vendicativo, di indole aggressiva?

B: Nient’affatto! Nient’affatto, le dico. Fino a quel giorno la moderazione, la concordia, l’abnegazione avevano governato il mio spirito. Ma quella notte è stata la rivoluzione. L’opposizione, violenta e assetata di rivalsa ha urlato nel parlamento della mia mente che il pensiero maggioritario aveva fallito, si era dimostrato incapace di governare le contingenze della mia vita. E gli arti, le vene e il sangue che dentro esse scorre, i muscoli e le ossa, la cane, hanno subito appoggiato questa nuova e affascinante idea di rivalsa, inveendo contro la parte docile della mia essenza che non un’altra offesa sarebbe stata lasciata impunita, non un’altra ferita si sarebbe rimarginata senza conseguenze. E gli autori dei misfatti presenti e passati sarebbero stati puniti con la legge del taglione.

E: Ma cosa precisamente vi ha portato ha tanto odio? Tutto ciò ha dello straordinario, e ancor più sbalorditivo è che una persona apparentemente equilibrata come lei si sia rivolta a me. Cosa vi ha cambiato? Cosa vi ha rovinato in tal misura?

B: L’essere ospite trattato senza i sacri crismi. Il rispetto che non viene ricambiato. La sincerità ripagata con la menzogna. L’assurda bacatezza dei miei simili. Il mio odio è figlio delle loro azioni, e la mia rovina il non sapermene allontanare a sufficienza. Ora un conto è stato lasciato aperto, e per amor della mia dignità io devo saldarlo, a modo mio, sia chiaro, non con i loro mezzi squallidi e fetidi, ma dovrà avere lo stesso effetto se non di portata più ampia, o i miei polmoni non torneranno a respirare come un tempo. Mi aiuti, la prego, perché non riesco più a controllare la mia parte malvagia, ed ho il terrore di dove potrà condurmi. Mi salvi lei, mi indichi la strada verso la salvezza, perché da quella notte non mi è più concesso di smettere di pensare.

E: Tutto questo è molto interessante. Ma in tempo a nostra disposizione è terminato, ne riparleremo al prossimo incontro.

B: Come, è così che mi liquidate? E’ questa la soluzione freudiana ai problemi degli psicopatici? Quando, quando avrò le mie risposte (con i nervi a fior di pelle)?

E: Approfondiremo l’argomento la prossima settimana (proferisce senza scomporsi).

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