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Miracolo politico?

L’unico miracolo politico riuscito in questo secolo 
e avere fatto in modo che gli schiavi si parlassero 
si assomigliassero 
perché così faceva comodo per il mercato unico e libero. 

Però così succede che gli schiavi si conoscono, si riconoscono 
magari poi riconoscendosi 
succede che gli schiavi si organizzano 
e se si contano allora vincono. 

 

Catene di catene, su catene di milioni di catene 
come fili di un lunghissimo telefono 
come reticolo pieno di traffico 
e nessunissimo bisogno di semaforo. 

Così recita una canzone di  Daniele Silvestri, una delle tante dal motivetto allegro, ma con un testo molto significativo. Il cantautore romano qui canta del fatto che, tra le discrepanze e i malumori che l’inflazionata globalizzazione ha introdotto nelle nostre vite, oltre all’interconnessione dei mercati, delle istituzioni, delle culture e quant’altro, questo processo ha permesso anche alle genti di tutto il globo di essere in contatto tra loro. In una prospettiva cosmopolitica, come direbbe Beck, le persone sono ora in grado, o meglio a volte sono costrette a condividere e ad affrontare le medesime problematiche, difficoltà, e, perché no, nel bene e nel male, il futuro stesso. Avete presente tutti quegli strumenti che mettono in contatto, senza costi astrofisici, persone che si trovano agli emisferi opposti della Terra (vedi Facebook, MSN…)? Ecco, sono ottimi esempi per spiegare questo concetto. Questi artefici della tecnologia avanzata rappresentano un’arma a doppio taglio per le multinazionali che li mettono in circolazione e per gli Stati che ne consentono l’utilizzo. Infatti, quel reticolo pieno di traffico è sì un’ottima fonte di lucro che per le imprese, è sì un discreto strumento di monitoraggio per i governi, ma è anche un’incredibile possibilità per le persone che ne usufruiscono. Il problema è che non fungono sempre da mezzo di connessione e condivisione, ma spesso sono l’ennesima fonte di mediocri gossip. Volendo essere utopici, potremmo pensare addirittura che questi strumenti, in un futuro più consapevole e meno consumistico (qui sta l’utopia), verranno usati per coordinare le proteste di domani. Allora sì che si potrebbe finalmente parlare di miracolo politico, per ora diciamo che lo scetticismo è ancora predominante. Tutto questo a che scopo? Ma per dirvi che, ad esempio, tramite la rete internetica, si può dar vita ad una miriade di iniziative, come quella che vi propongo ora, la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. La mia informazione è, ovviamente, faziosa, quindi per le informazioni essenziali vi rimando al sito dell’evento. Fatto sta che questo è un chiaro esempio di persone che, da ogni parte del mondo, si coalizzano e promuovono un’iniziativa che, evidentemente, oltre ai contenuti espliciti, punta ad una partecipazione di massa. Nel giorno del compleanno di Gandhi, simbolo delle lotte per la pace (dichiarato tra l’altro “Giornata internazionale della Nonviolenza” dall’ONU), tante, tantissime persone si raduneranno proprio il 2 ottobre di quest’anno a Wellington, in Nuova Zelanda, e partiranno per questa lunga passeggiata che, dopo aver attraversato un centinaio di paesi, terminerà a Punta de Varcas, in Argentina. Dopo tre mesi di cammino, riuscite a immaginare le dimensioni ultime che assumerà quella folla? Le richieste sono tanto semplici quanto essenziali, si parla dell’eliminazione della violenza da ogni ambito sociale. Basti pensare che all’inizio del 2008 i conflitti mondiali erano 26, e le spese in armamenti complessive si aggiravano sui 1200 miliardi di dollari annuali. Penso che ci si trovi tutti concordi sul fatto che non sono spiccioli, e che in ogni caso quel denaro potrebbe trovare impieghi migliori. Quindi la causa è giusta, e allora perché non sposarla? Ora lo sguardo mi cade sul volantino, sui nomi dei personaggi che anno aderito. Vediamo, c’è il Dalai Lama, Saramago, il Presidente del Chile, della Croazia, poi Yoko Ono, Lou Reed, Corrado Guzzanti, Carmen Consoli, Ascanio Celestini, Luxuria, insomma, ci sono menti di ogni sorta! Per non parlare di tutte le ONG come Amnesty, Emergency e Greenpeace. Dal 7 al 12 novembre toccherà all’Italia ospitare la marcia. Sembra proprio che questa iniziativa abbia del miracoloso, perché si poggia proprio su quell’informazione libera che conserva ancora un immenso potenziale non sfruttato, e perché incredibilmente mi ha reso fiducioso, quasi ottimista! Quindi non vi ammorberò con le solite interminabili solfe, diffondere questa notizia mi ha in un certo senso appagato, tant’è che m’è venuta voglia di cantare conto quanto kunta kinte e, in quanto kunta kinte, canto! 

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