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Il liberismo ha i giorni contati

Il tramonto di un ideale segna la fine di una storia, l’insieme delle idee elaborate dagli uomini, e degli eventi da esse scaturiti, compongono la Storia dell’essere umano. Il liberismo si basa sull’assenza di ideologie, affida la regolamentazione della società ad un arbitro, chiamato mercato, per comprovare la propria innocenza, riguardo le tragedie scaturite sia dall’ideologia bolscevica, sia da quella nazi-fascista. Proprio per questa presunta neutralità il liberismo si caratterizza come ideologia vera e quanto mai tangibile, incentrandosi su produzione, scambio e consumo di beni, siano essi materiali o fiduciari. L’ideologia del neutro, potremmo soprannominarla, in cui tutti indistintamente contribuisco ad alimentare il mercato, e quest’ultimo a sua volta sorregge tutto l’apparato burocratico che gli s’è formato intorno. Noi, uomini e donne del nuovo millennio, possiamo dirci figli, o operai, del mercato, a cui bisogna laissez faire, come dicono i francesi. Il mercato ora è il duce , sono le sue direttive ed i suoi dogmi a farci sentire parte del tutto, a farci appartenere a questo mondo, e la Terra è lo Stato da governare. Il liberismo, inserito nel sistema capitalista, non si distingue dalle altre ideologie che la storia ci rammenda , se non per una intermittente percezione di diffuso benessere. In realtà la fame, la povertà, relativa ed assoluta, le malattie, le disuguaglianze sociali, sono ancora molto diffuse al giorno d’oggi, ma noi siamo stati abituati ad avere fiducia nei genitori, da piccoli, esattamente come ci hanno insegnato ad averne nel il mercato una volta cresciuti. Bisogna essere fiduciosi nel fatto che alimentando questa grande macchina autoregolantesi i problemi svaniscano nel nulla, l’equilibrio viene da sé, dicono. Consumatore e lavoratore hanno lo stesso valore, vivono in funzione della merce che il mercato distribuisce.

Partendo da questi assunti mi auguro innegabili, possiamo ipotizzare che questa enorme macchina un giorno s’incepperà irrimediabilmente, e che inizi a palesare la sua inefficienza anche ai meno avveduti. Chi avrà più fiducia in una macchina rotta? Lo scetticismo generale potrebbe condurre a situazioni paradossali. I ricchissimi si toglieranno tristemente la vita, come i poeti una volta persa la loro musa; i poveri continueranno a non avere nulla, e nel loro nulla materiale riusciranno ancora a trovare la felicità; tutti avranno la loro occasione per sentirsi padroni della propria vita; le multinazionali, distratte, cercheranno ancora di conservare grosse fette di mercato, ed avranno il monopolio sui cocci dell’ ideologia liberista; agli uomini spetterà di nuovo l’arduo compito di appartenere solo a loro stessi, perché non ci saranno più bandiere in grado di rappresentarli. Infiniti gli scenari possibili, bisogna votarsi ad un altro santo, il mercato prima o poi sarà troppo stanco e riuscirà ad esaudire le preghiere di un numero sempre minore di uomini, lasciando a bocca asciutta i più. Lo dicono anche i Baustelle, il liberismo ha i giorni contati, meglio farsene una ragione.

E’ difficile resistere al Mercato, amore mio
Di conseguenza andiamo in cerca 
di rivoluzioni e vena artistica
Per questo le avanguardie erano ok, 
almeno fino al ’66
Ma ormai la fine va da sé
E’ inevitabile…

(Baustelle – Il liberismo ha i giorni contati)

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Non avremmo dovuto…

 

Naufragio

Non avremmo dovuto lasciare tutto il potere agli economisti, non saremmo dovuti restare a guardare la barca naufragare. Non dovevamo fidarci a tal punto degli statisti, non avremmo dovuto abbassare lo sguardo di fronte ai nostri carnefici. Non dovevamo sfiorarci le labbra senza una strategia elettorale, non avremmo dovuto cercare l’amore senza sapere cosa farci. Non dovevamo pensare ad un mondo migliore senza sapere come arrivarci, non dovevamo sperare, non avremmo dovuto affatto sperare. Non avremmo dovuto lasciarci guidare da chi non lo poteva fare, non dovevamo lasciare che fossero i criminali a timonare. Non dovevamo lasciarci coinvolgere in una rissa senza fine, non dovevamo armarci di frasi sperando in un lieto finale. Non avremmo dovuto lasciare che il potere ci prendesse la mano, non dovevamo darci alle fiamme senza controllare che qualcuno ci stesse a guardare. Non dovevamo porgere i polsi perché li ammanettassero senza sforzi, non dovevamo lasciarci coinvolgere in relazioni sentimentali, ma quando ho avuto un po’ di fiducia nel genere umano ammetto di averci creduto, di averci sperato. Non dovevamo farci mettere al mondo, in questo mondo globalizzato, non avremmo dovuto lasciare a pochi la parola di tutti. Non avremmo dovuto sprecare il tempo concesso sperando si potesse rinnovare, l’avremmo dovuto sfruttare, avremmo potuto anche studiare. Non ci saremmo dovuti affezionare agli altri come cani al padrone, non avremmo dovuto prendere tutto senza dare una spiegazione. Non dovevamo chiedere sviluppo ad ogni costo, non dovevamo privatizzare, forse neanche liberalizzare. E tutto questo perché siamo la generazione del condizionale, gettiamo un sasso nel mare e poi rimaniamo lì a guardare. Siamo la gente delle possibilità a breve conservazione e non leggiamo la data di scadenza sulla confezione. Siamo abitanti di una città che contribuiamo a far morire, siamo gli attori di uno spettacolo destinato a non iniziare mai. Siamo colpevoli delle nostre stesse disavventure, siamo noi che fomentiamo le nostre paure. Siamo sempre sul punto di poter cambiare, inventare, provare a ragionare, ma è proprio allora il coraggio ci viene a mancare.

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