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A poche ore dalla zona rossa.

Ancora in piazza, a Bologna, a poche ore dalla partenza di una decina di autobus diretti a Roma, per la manifestazione di domani. Oggi, partiti da piazza Maggiore, sotto il grande albero di natale, i partecipanti, in clima tutt’altro che natalizio, hanno bloccato il traffico in diverse zone della città.

Domani, a Roma, è previsto l’arrivo di decine di migliaia di manifestanti, che cercheranno di recarsi a Montecitorio per esprimere tutta la loro sfiducia al governo. Il tutto sarà complicato dalla creazione di un’enorme zona rossa (comprendente praticamente tutto il centro della città), che il governo ha deciso di erigere per evitare fastidiosi rumori alle finestra.

Staremo a vedere.

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Nelle mani delle banche

Dopo un lungo periodo d’assenza, travolto dagli scandali e dagli sconvolgimenti dello scenario politico… ma più che politico, mondano… ma più che mondano, mediatico… insomma del variegato e sempre più incoerente scenario italiano, eccomi di nuovo qui per parlarvi di una faccenda delicata. Le macro-notizie ci assillano costantemente insinuandosi nelle nostre menti via cavo, via etere, in digitale terrestre ed ora anche in comode supposte formato famiglia, ma tra i fumi della distrazione di massa pochi vedono il cancro che silenzioso si rigenera nei polmoni della nostra struttura economica. La crisi è tutt’altro che passata…

In un articolo del Financial Times, riportato nel numero 19/25 Marzo della rivista Internazionale, tre giornalisti disegnano la situazione di molti comuni italiani ormai dilaniati da investimenti ad alto rischio, contratti per sanare il loro già elevato debito. La premessa a questo problema è che la finanziarizzazione dell’economia, come tutti avranno percepito con la crisi economica scoppiata nel 2008 proprio a seguita del formarsi di una bolla finanziaria, sta mettendo in ginocchio non soltanto lavoratori e famiglie, ma anche piccoli comuni, province, regioni e, naturalmente, interi stati.

Il gioco speculativo delle banche, oltre ad essere perverso, è anche maledettamente complesso. Molti degli strumenti derivati che queste hanno iniziato a propinare ai clienti sono materia di discussione presso le sedi internazionali. Il fulcro della questione è la loro legalità, ma il problema si fa’ più serio quando i destinatari di questi prestiti sono enti pubblici.

Ora, gli interest rate swap sono modalità di prestito/finanziamento/investimento derivato. La traduzione è scambi di tassi d’interesse e in sostanza consentono di barattare i propri tassi d’interesse, che nel caso degli enti locali italiani derivano da prestiti richiesti allo stato concessi a tassi fissi, in tassi d’interesse variabile che, a seconda della congiuntura della transazione, possono risultare più bassi. Per i circa seicento comuni italiani che hanno stipulato questi contratti, le suddette condizioni hanno, in un primo momento, permesso una riduzione dell’indebitamento. Ma quando gli interessi sono cresciuti, gli enti si sono ritrovati, per usare un eufemismo, in guai molto grossi. Questo sistema, oltre a portare sull’orlo della bancarotta (quando non li ha spinti totalmente dentro) comuni grandi e piccoli (vedi Taranto, Milano e il paesino umbro di Baschi), ha “ingannato” 18 regioni e 42 provincie del nostro paese. Il gap complessivo accumulato è di ben 35,5 miliardi di euro!

E’ bene ricordare un fatto curioso: la Goldman Sachs ha venduto titoli derivati simili a quelli in questione al governo greco, per consentirgli di mascherare il suo immenso debito pubblico. La cosa non è propriamente riuscita, ma questa è un’altra storia.

Il circolo vizioso che ha condotto l’Italia in questa situazione è facilmente ricostruibile: con il terzo debito pubblico più alto del mondo, il governo italiano nella smania far tagli a destra e sinistra ha tagliato anche le gambe alle regioni, che ritrovatesi senza fondi hanno dovuto improvvisare. Da quando non c’è più l’obbligo per gli enti locali di chiedere prestiti solo alla Cassa depositi e prestiti, le banche italiane e straniere si sono scagliate come avvoltoi sui nuovi ed inesperti potenziali clienti, convincendoli a stipulare accordi che, per le loro capacità finanziarie, non erano in grado di gestire. Parallelamente i fondi d’ammortamento creati dal governo sono stati gestiti con la stessa superficialità e leggerezza con cui un bambino amministra un pacchetto di caramelle.

Insomma, la lezione impartita dalla recente crisi non è bastata a far capire la pericolosità del nuovo sistema finanziario e dei giochini speculativi messi a punto dalle banche. Già nel 2004, come riporta l’articolo, l’ex ministro dell’economia Siniscalco ha definito “droghe pesanti” questi strumenti derivati. Possiamo solo sperare che l’assuefazione delle PA non le porti tutte all’overdose, perché le conseguenze, così come i costi della disintossicazione, le pagheranno i cittadini. In attesa di un governo all’altezza delle problematiche e delle sfide che accompagnano l’era dell’economia finanziaria (ad ora in realtà ci accontenteremmo anche solo di un governo all’altezza di tenere un discorso politico), a noi poveri italiani, così come ai cittadini di molti altri paesi, non resta che una cosa da fare: stare il più possibile alla larga dalle banche.

To be continued…

Fonti: Internazionale N.838, Anno 17, 19/25 Marzo 2010 – “L’alta finanza tradisce i sindaci italiani”;           http://it.wikipedia.org/wiki/Interest_Rate_Swap

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Interferire sul mondo esterno

Eccoci di nuovo, sani e salvi, dopo un periodo di sana inattività celebrale, che per l’amor di Dio, di tanto in tanto ci vuole. Mi è mancato un po’ quest’angolo di spazio, soprattutto perché, credetemi, non sapevo più dove accatastare idiozie. L’estate è finita, e tu dove sei finito frank, ti sei alienato nel privato, hai nascosto la testa, sei andato in ferie? In un certo senso sì, o meglio, ci ho provato, d’altra parte con le Camere vuote, e gli esecutivi in spiaggia, avevo poca voglia di sparlare, ma poco importa. Ci ritroviamo qui, miei sporadici lettori, per fare il punto della situazione. E’ un momento felice, o meglio, allettante, per noi osservatori. Lo spettacolo potrebbe ancora entusiasmare. Certo, da buoni rinunciatari di “sinistra” (sì, surfiamo sulla cresta dell’entusiasmo con epiteti arcaici), da frustrati ortodossi, c’eravamo messi l’anima in pace che per cinque anni, almeno, il grido di battaglia sarebbe stato l’intramontabile “si salvi chi può”. Molti dei sinistroidi, degli scettici, degli apartitici e apolitici, destroidi pentiti e democristiani di ogni genere, già da tempo hanno gettato la spugna, e ora vivono nel disinteresse più totale. Neanche la parola “disillusi” riesce a dipingere la tristezza del quadro. Ora, però, la situazione è propizia, qualcosa si muove, chi se n’è accorto non parla per scaramanzia, ma questa volta si rischia davvero di vincere al Lotto. E il miracolo sarebbe già avvenuto, se qui in Italia il tempo per la rielaborazione dei fatti nelle menti dei cittadini non fosse direttamente proporzionale alla durata dei processi, ma lo scontento inizia ad essere troppo invadente e fastidioso anche per la tolleranza del nostro amato Presidente del Consiglio. Se non fossimo in un regime democratico, e con questo ci tengo a sottolineare che sono convinto del contrario, i massimi poteri metterebbero tutto a tacere con pochi sforzi, ma quando amministri uno stato la cui sovranità appartiene al popolo, devi fare i conti con la stampa o, come nel nostro caso, con ciò che ne rimane. Senza stare ad elencare tutti gli eventi imputati e quelli ancora imputabili, mi limito a constatare, e sfido chiunque ad affermare a mente lucida il contrario, che individui del genere non sono in grado di guidare e rappresentare uno Stato, tanto meno l’Italia, che ormai da decenni ansima per un Governo quantomeno dignitoso. Caso vuole che il signor Berlusconi (il miglior Presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto, secondo quanto da lui stesso dichiarato durante una delle sue ultime esibizioni), oltre che piegare in due dal ridere una cospicua parte degli italiani, insieme con i suoi illustri compari metta in ginocchio l’Italia intera eticamente, politicamente, economicamente e civilmente. Proprio così, perché pare che negli ultimi anni sia stata proprio la società civile a risentire maggiormente di questa diabolica influenza, e non sono solo i risultati elettorali ad evidenziarlo. Ma i segnali di ripresa, almeno degli intelletti, è evidente: le domande sensate di Repubblica, gli scandali che vengono a galla, le critiche dagli alleati e sì, nota di merito perché ora tutto fa brodo, anche dal Vaticano, insieme con l’ilarità scaturita all’estero e le parole lasciate intendere da Zapatero costituiscono tutti colpi d’ariete sferrati contro la “roccaforte delle pseudo- libertà”. Per celebrare l’inizio del secondo anno della mia vita dedicato alle interferenze del mondo esterno, ho deciso di immettere nell’etere questa preghiera, affidarla al mezzo di comunicazione più libero e incompreso nella storia dell’evluzione umana, per sperimentare se davvero si può anche interferire con il mondo, oltre che subirne gli inesorabili condizionamenti. Una persona, si sa, è capace di far ben poco, ed alcuni brontolano già che qui si fa del cieco antiberlusconismo, ma mi auguro di poter scrivere presto, quando questo malcontento sempre meno tacito diventerà troppo assordante per continuare ad essere ignorato, proprio su questo inutile blog magari, “Gioisci Paese mio, anche questo Governo, come i tanti altri, è caduto. E’ ora di rifare tutto da capo”.

Frank, studente di Scienza Politiche in un paese governato da imprenditori.

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