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Non abusare di creatina.

Formazione scolastica minima, e due o tre calci in culo, disfare valige già vuote, questo è il futuro.

Dinamiche artistiche incerte e welfare sociale, mentre cresce il rischio che arrivi merda a palate.

Anni e anni di evoluzione ci hanno trasformato in tante formiche operose inneggianti il mercato.

Rimanere fuori dalla macchina produttiva, fotogrammi a colori d’illogicità creativa.

Tafferugli giù in strada ed attività sovversiva, rimedi ingloriosi alla stupidità, creatina.

Generazioni deboli e sterili, cantava forte Umberto, forse sono più generazioni perse in mezzo al deserto.

Non si conosce il futuro e dal passato non si riesce ad imparare, i popoli si chiedono ancora “da che parte dobbiamo stare?”

Raggirati dalla finanza e  violentati dalle banche, nasce anche dalla politica la voglia che tutto vada in fiamme.

Anni di progresso e cibo in scatola in cucina, trasparenze intime ed acidità di mattina.

Rivoluzioni prive di capacità lenitiva, il vero problema è chi ci salverà dalla regina. Dalla Cina.

Presagi neri dal futuro, calendari eretici, niente giorni segnati di rosso, lavorare a credito.

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Non avremmo dovuto…

 

Naufragio

Non avremmo dovuto lasciare tutto il potere agli economisti, non saremmo dovuti restare a guardare la barca naufragare. Non dovevamo fidarci a tal punto degli statisti, non avremmo dovuto abbassare lo sguardo di fronte ai nostri carnefici. Non dovevamo sfiorarci le labbra senza una strategia elettorale, non avremmo dovuto cercare l’amore senza sapere cosa farci. Non dovevamo pensare ad un mondo migliore senza sapere come arrivarci, non dovevamo sperare, non avremmo dovuto affatto sperare. Non avremmo dovuto lasciarci guidare da chi non lo poteva fare, non dovevamo lasciare che fossero i criminali a timonare. Non dovevamo lasciarci coinvolgere in una rissa senza fine, non dovevamo armarci di frasi sperando in un lieto finale. Non avremmo dovuto lasciare che il potere ci prendesse la mano, non dovevamo darci alle fiamme senza controllare che qualcuno ci stesse a guardare. Non dovevamo porgere i polsi perché li ammanettassero senza sforzi, non dovevamo lasciarci coinvolgere in relazioni sentimentali, ma quando ho avuto un po’ di fiducia nel genere umano ammetto di averci creduto, di averci sperato. Non dovevamo farci mettere al mondo, in questo mondo globalizzato, non avremmo dovuto lasciare a pochi la parola di tutti. Non avremmo dovuto sprecare il tempo concesso sperando si potesse rinnovare, l’avremmo dovuto sfruttare, avremmo potuto anche studiare. Non ci saremmo dovuti affezionare agli altri come cani al padrone, non avremmo dovuto prendere tutto senza dare una spiegazione. Non dovevamo chiedere sviluppo ad ogni costo, non dovevamo privatizzare, forse neanche liberalizzare. E tutto questo perché siamo la generazione del condizionale, gettiamo un sasso nel mare e poi rimaniamo lì a guardare. Siamo la gente delle possibilità a breve conservazione e non leggiamo la data di scadenza sulla confezione. Siamo abitanti di una città che contribuiamo a far morire, siamo gli attori di uno spettacolo destinato a non iniziare mai. Siamo colpevoli delle nostre stesse disavventure, siamo noi che fomentiamo le nostre paure. Siamo sempre sul punto di poter cambiare, inventare, provare a ragionare, ma è proprio allora il coraggio ci viene a mancare.

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