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Fai la cosa giusta!

 

bersaglio

Sono ormai da due giorni immerso nel vortice dell’illusionismo socialmente inutile, nel consumismo di massa su piccolo schermo. Ma non mi sono lasciato attrarre facilmente, non questa volta almeno, la creatura cibernetica aveva classe, un tocco vintage, lo sguardo nostalgico, e qualche paranoia da farmi salire. Insomma, ho avuto le mie buone ragioni per lasciarmi sedurre. Il gioco consiste nell’avere in mano una pistola giocattolo con cui magicamente invii un segnale allo schermo che ti permette di colpire i bersagli che appaiono, si muovono, scompaiono, si disintegrano. Il gioco mi venne regalato in occasione di un mio compleanno, ormai circa dieci anni or sono, quando ero. Pensare a quando ero meno ingombrante di così (non che ora lo sia oltre misura) mi invoglia ancora di più ad avvicinarmi a quel distrattore infame che mi distoglie la mente da pensieri più proficui. Il meccanismo è stato semplice ed infernale: io ho mostrato il gioco al mio coinquilino, lui ha preso a giocarci, io non ho saputo resistere, poco fa si è arrivati al punto che anche mia sorella agitava rapita la pistola contro lo schermo, e il quadretto è completo. Ma al di là dell’effetto moda e dei ricordi d’infanzia, c’è un altro aspetto che mi lascia sprecare il mio tempo senza troppi battibecchi con la coscienza. Il ragionamento fa più o meno così: “Infondo il gioco non è che una scelta come un’altra, e lì mi ritrovo ad accanirmi con api, e sagome dei samurai, e bersagli roteanti, in un certo qual modo esattamente come mi accade nella realtà, con l’unica differenza che il gioco è palesemente fine a se stesso, la realtà è ancora da vedersi.” In tempo di crisi delle parole, non spariamo alle sagome dei criminali perché è la cosa giusta da fare, certo che no! ma perché in fondo in fondo, se cerchiamo e spulciamo ogni singola azione, intenzione, idea, disciplina, insomma se ci muoviamo nell’infinito campo delle possibilità, scopriamo che non c’è una cosa giusta da fare (è una triste ma doverosa consapevolezza), una migliore forse sì, senza dubbio anzi, per ognuno di noi a seconda delle singole necessità, ma non una che si possa definire giusta, questo no.  Ho espiato la pena. Ho dato un senso a questa storia, faccio l’ultima partita e torno ai libri pieni di parole che, in tempo di crisi, è meglio non rimanere mai senza.

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Cos’è un banchiere?

Mark Twain

“Un banchiere è un tizio che ti presta l’ombrello quando c’è il sole, e lo rivuole appena comincia a piovere. “

Mark Twain

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