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Se non ora quando?

 

Il 13 febbraio scorso, decine di migliaia di persone sono scese in strada, a Bologna, per manifestare al fianco delle donne, per la dignità del paese e del sesso femminile.

La manifestazione, promossa a livello nazionale, ha coinvolto 230 città e circa un milione di persone. Risultato inatteso soprattutto per il ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, che alla vigilia dell’evento, ha definito l’iniziativa “radical chic”.

Dura la reazione del premier Silvio Berlusconi, che parla di “manifestazione faziosa” e “vergognosa”. Di tutt’altro avviso le opposizioni, che già annunciano il risveglio del paese.

La tempesta del rubygate è stata avvertita anche all’estero, dove la protesta contro il presidente del consiglio italiano torna a fare notizia nelle testate internazionali più influenti. Il Financial Times del 14 febbraio titola “Arrivederci, Silvio”, e indirettamente invita anche l’Unione Europea a spingere per le sue dimissioni.

In piazza Maggiore, dove il corteo si è lentamente radunato, c’è aria di festa. Non tutti i partecipanti, però, concordano sugli esiti che questa grande giornata di mobilitazione potrà avere sulla politica italiana. Ad ora, stando anche alle prime reazioni, lo scetticismo sembra avere la meglio.

 

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Questo è solo l’inizio.

Per chi non se ne fosse accorto, da due anni un movimento eterogeneo, fatto di ragazzi, studenti, ricercatori, precari, porta avanti le sue istanze contro un piano di riforma scolastica che, a livello europeo, di fatto distrugge l’istruzione pubblica.

Per chi non se ne fosse accorto questo movimento è sceso in piazza innumerevoli volte, ha occupato scuole e facoltà, ha cercato di parlare alla gente, ha occupato autostrade, stazioni ferroviarie, aeroporti e persino la borsa di Milano.

Il 14 dicembre, a Roma, centomila persone sono scese in piazza nella speranza che questo governo potesse finalmente lasciare il passo ad una nuova stagione democratica, nella speranza che la corruzione, la compravendita, il dossieraggio e i giochi di potere potessero avere fine.

A queste centomila persone, al movimento, ai ragazzi dell’Aquila e ai campani che ancora sono costretti a vivere circondati da immondizia, è stato impedito, attraverso una gigantesca zona rossa, di esprimere la propria sfiducia alla classe politica davanti alla sede della Camera.

Queste persone hanno, comunque, manifestato pacificamente, hanno atteso l’esito del voto, e il responso è arrivato. Berlusconi è riuscito a comprare i voti necessari a rimanere in sella e, pur non avendo i numeri necessari alla Camera per governare, ha deciso di non dimettersi, per tenere lontana ancora la democrazia dal nostro paese, per poter arricchirsi ancora sulla spalle della popolazione italiana. Tre voti lo tengono ancora aggrappato al potere.

Io c’ero. Ho avvertito il silenzio, pesante, che è sceso sulla manifestazione dopo il voto, mentre ci dirigevamo verso piazza del Popolo. Lì, in piazza, mentre gran parte del corteo non aveva fatto ancora il suo ingresso, la polizia ha caricato. Fuori dalla piazza le auto e i cassonetti già bruciavano. La rabbia cresceva. In piazza del Popolo, non dieci, non cento, ma centomila persone si sono viste depredate del diritto di manifestare pacificamente il proprio dissenso e, come se non bastasse, hanno subito le cariche cieche del braccio armato del potere. Lì, in quella piazza, ci siamo trovati di fronte ad una scelta, quella di lasciare che ci togliessero la dignità, oltre ai diritti, o reagire, lottare per quel piccolo spazio, resistere e difendere il nostro diritto a manifestare.

Io c’ero, ho sentito il boato e gli applausi della piazza quando un blindato ha preso fuoco, ho visto la solidarietà di centomila persone e della popolazione che assisteva atterrita ai linciaggi, alle cariche e alle manganellate della polizia. E’ stata una rivolta spontanea, non guerriglia, non c’erano black block.

Per la prima volta, e solo a causa delle violenze che si sono consumate in piazza, in parlamento, sui giornali, in tv, si è parlato del movimento, e l’opinione pubblica si è divisa. C’è chi ha ridotto due anni di mobilitazione ad un episodio di vandalismo e guerriglia. C’è chi, invece, con più raziocinio, si è reso conto che in Italia c’è un’opposizione che va oltre le parole, i discorsi, che è pronta a metterci il corpo affinché s’interrompa la deriva autoritaria in cui l’Italia è caduta, un’opposizione che sa organizzarsi e che lotta per difendere i propri diritti.

La violenza è l’unico linguaggio che il nostro parlamento, e i nostri rappresentanti eletti comprendono, perché è con ogni forma di violenza che il nostro esecutivo ormai in ginocchio imperterrito continua a governare. Il movimento, invece, ha dimostrato di avere mille risorse a sua disposizione, di essere creativo e propositivo, ma anche determinato e pronto a reagire, quando attaccato.

Speriamo che sempre più persone, attraverso i filmati e le testimonianze, abbandonino i discorsi buonisti e ipocriti, e si rendano conto che quello che sta succedendo nel nostro paese va combattuto con ogni mezzo, come storicamente è successo in ogni paese che si è visto costretto a lottare contro governi autoritari e populisti. Per chi non se ne fosse ancora accorto, questo è solo l’inizio.

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Interferire sul mondo esterno

Eccoci di nuovo, sani e salvi, dopo un periodo di sana inattività celebrale, che per l’amor di Dio, di tanto in tanto ci vuole. Mi è mancato un po’ quest’angolo di spazio, soprattutto perché, credetemi, non sapevo più dove accatastare idiozie. L’estate è finita, e tu dove sei finito frank, ti sei alienato nel privato, hai nascosto la testa, sei andato in ferie? In un certo senso sì, o meglio, ci ho provato, d’altra parte con le Camere vuote, e gli esecutivi in spiaggia, avevo poca voglia di sparlare, ma poco importa. Ci ritroviamo qui, miei sporadici lettori, per fare il punto della situazione. E’ un momento felice, o meglio, allettante, per noi osservatori. Lo spettacolo potrebbe ancora entusiasmare. Certo, da buoni rinunciatari di “sinistra” (sì, surfiamo sulla cresta dell’entusiasmo con epiteti arcaici), da frustrati ortodossi, c’eravamo messi l’anima in pace che per cinque anni, almeno, il grido di battaglia sarebbe stato l’intramontabile “si salvi chi può”. Molti dei sinistroidi, degli scettici, degli apartitici e apolitici, destroidi pentiti e democristiani di ogni genere, già da tempo hanno gettato la spugna, e ora vivono nel disinteresse più totale. Neanche la parola “disillusi” riesce a dipingere la tristezza del quadro. Ora, però, la situazione è propizia, qualcosa si muove, chi se n’è accorto non parla per scaramanzia, ma questa volta si rischia davvero di vincere al Lotto. E il miracolo sarebbe già avvenuto, se qui in Italia il tempo per la rielaborazione dei fatti nelle menti dei cittadini non fosse direttamente proporzionale alla durata dei processi, ma lo scontento inizia ad essere troppo invadente e fastidioso anche per la tolleranza del nostro amato Presidente del Consiglio. Se non fossimo in un regime democratico, e con questo ci tengo a sottolineare che sono convinto del contrario, i massimi poteri metterebbero tutto a tacere con pochi sforzi, ma quando amministri uno stato la cui sovranità appartiene al popolo, devi fare i conti con la stampa o, come nel nostro caso, con ciò che ne rimane. Senza stare ad elencare tutti gli eventi imputati e quelli ancora imputabili, mi limito a constatare, e sfido chiunque ad affermare a mente lucida il contrario, che individui del genere non sono in grado di guidare e rappresentare uno Stato, tanto meno l’Italia, che ormai da decenni ansima per un Governo quantomeno dignitoso. Caso vuole che il signor Berlusconi (il miglior Presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto, secondo quanto da lui stesso dichiarato durante una delle sue ultime esibizioni), oltre che piegare in due dal ridere una cospicua parte degli italiani, insieme con i suoi illustri compari metta in ginocchio l’Italia intera eticamente, politicamente, economicamente e civilmente. Proprio così, perché pare che negli ultimi anni sia stata proprio la società civile a risentire maggiormente di questa diabolica influenza, e non sono solo i risultati elettorali ad evidenziarlo. Ma i segnali di ripresa, almeno degli intelletti, è evidente: le domande sensate di Repubblica, gli scandali che vengono a galla, le critiche dagli alleati e sì, nota di merito perché ora tutto fa brodo, anche dal Vaticano, insieme con l’ilarità scaturita all’estero e le parole lasciate intendere da Zapatero costituiscono tutti colpi d’ariete sferrati contro la “roccaforte delle pseudo- libertà”. Per celebrare l’inizio del secondo anno della mia vita dedicato alle interferenze del mondo esterno, ho deciso di immettere nell’etere questa preghiera, affidarla al mezzo di comunicazione più libero e incompreso nella storia dell’evluzione umana, per sperimentare se davvero si può anche interferire con il mondo, oltre che subirne gli inesorabili condizionamenti. Una persona, si sa, è capace di far ben poco, ed alcuni brontolano già che qui si fa del cieco antiberlusconismo, ma mi auguro di poter scrivere presto, quando questo malcontento sempre meno tacito diventerà troppo assordante per continuare ad essere ignorato, proprio su questo inutile blog magari, “Gioisci Paese mio, anche questo Governo, come i tanti altri, è caduto. E’ ora di rifare tutto da capo”.

Frank, studente di Scienza Politiche in un paese governato da imprenditori.

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