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Chi non muore…

Triste scoprire che c’è chi, passando per caso da queste parti, rimane terrorizzato leggendo i contenuti degli articoli (vuoi per gli argomenti, vuoi per lo stile). Beh, Frank non vuole questo, o almeno, non sempre. Tiriamoci quindi tutti un po’ su di morale con una delle poche cose che ancora riesce in questo titanico intento, la musica. Anche se il campo è ampio, e i gusti svariati, sono certo che qualcuno, che come me sta’ arrostendo nel fuoco lento dell’attesa per il nuovo lavoro degli Strokes, c’è. Ci sarebbe proprio da rimanere ustionati, visto che pazientiamo da ben tre anni, se non fosse per gli sporadici ma provvidenziali progetti solisti dei componenti della band newyorchese. Dopo i lavori di Nick, Nikolai, Fabrizio e Albert Hammond Jr. esce Phrazes For The Young (omaggio a Oscar Wilde, “Phrases and Philosophies for the Young), del cantante del gruppo, Julian Casablancas. La sua inconfondibile voce è un ottimo sedativo per un’attesa di cui non si intravede la fine, credetemi. Con sole otto tracce Julian riesce a creare un’atmosfera magica e confortante, che senza troppe pretese si propone di essere la cura per ogni malessere dell’anima. Certo, stiamo parlando di uno dei componenti di quegli Strokes che hanno partorito Is this it, che a quasi un decennio dalla sua uscita rimane un capolavoro per la sua intensa semplicità, Room on Fire e, nell’ormai lontano 2006, First impression of earth, quindi è giusto tenere alte le aspettative, ma più di ogni altro progetto solista dei suoi compagni, quello di Casablancas stupisce e convince. Dopo avervi consigliato di abbandonarvi alle melodie ed ai ritmi incalzanti di questo meritevole cd, non mi resta che farmi da parte, ed augurarvi buon ascolto.

Track Listing:

1. “Out of the Blue” 4:41
2. “Left & Right in the Dark” 4:54
3. “11th Dimension” 4:03
4. “4 Chords of the Apocalypse” 4:59
5. “Ludlow St.” 5:42
6. “River of Brakelights” 5:08
7. “Glass” 5:20
8. “Tourist” 5:02

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Perché Sanremo è Sanremo!

Ed ecco che la quiete è tornata, come se non ce ne fosse stata abbastanza sotto i riflettori dell’Ariston. Ci è piaciuto quest’anno il nostro festival nazionale della canzone? Con tutto il lavoro fatto, il dispendio di danaro ed energia, i retroscena, i colpi di scena, i personaggi e le star? Assolutamente sì, stando a sentire l’audience, che in questi ambienti ha sempre l’ultima parola. Più cauti, oserei dire, gli ascoltatori. Premetto di non essere un amante, a me piace ascoltare canzoni ma, come dire senza offendere nessuno? Non questo genere, ecco, o meglio non sono per le canzoni costruite, soprattutto quando la musa è anzianotta e non si cambia spesso la biancheria. Oltre alla sua parvenza losca, il risalto sinistro che gli viene dato, non mi sento affatto rappresentato dal Festival. Questo è sentirsi lo straniero (per chi ha letto Camus e chi solo per sentito dire, come me), ma magari ne parliamo un altra volta. Sicché un bel giorno ti svegli, una mattina qualunque dal momento (che io non riesco ancora a memorizzare il periodo), ed ecco che la testata del tuo infimo quotidiano on-line (per chi ne assumesse) te lo riporta alla mente, la tua infanzia fatta di serate sintonizzate sulla prima serata della prima rete, quando ancora non eri in grado di comprendere che potevi ingegnarti in più modi per non accettare passivamente quella farsa, allora lo aspettavi tanto, Sanremo. Ora la notizia che rendeva noti i brani in gara era accompagnata dalle prime contestazioni, Povia canta del fatto che tale Luca era gay. La domanda sorge spontanea, era, In che senso? Insorgono gli interessati, tra i quali è diffusa l’opinione che, per parlare di un omosessuale al passato, il soggetto in questione debba essere deceduto o tutt’al più non so, si fosse dichiarato per burlarsi della madre bigotta. Invece il tizio era semplicemente un po’ confuso, da come canta il testo non ha avuto un infanzia troppo felice, ma fortunatamente non tutti quelli che hanno vissuto esperienze “traumatiche” come le sue ne sono poi così condizionati, e non possono certo essere queste le “motivazioni che portano all’omosessualità. La norma fortunatamente è un’altra e i più, dopo aver scoperto la propria sessualità, difficilmente hanno cambiato idea. Peccato che in un paese in cui dell’omosessualità si stenta ancora a riconoscere l’esistenza questo caso deviante (la storia raccontata) viene considerato la norma, la spiegazione al fenomeno anomalo. Non mi stupirei se il nostro amato Benedetto, che è attento a questi eventi e di musica se ne intende, avesse apprezzato la melodia, e avesse preso a canticchiarla sotto la doccia. Intanto, Povia e il suo amico Luca, se non erro, si aggiudicano il secondo posto. Quest’anno decido di guardarlo comunque, nonostante le premesse un po’ scoraggianti (non parlerò di presentatore, valletti e vallette. Tempo perso), perché la musica indipendente approda tra gli smoking e i tallieur d’alta firma, con uno dei gruppi italiani che più stimo , gli Afterhours. I miei propositi vanno a perdersi nel freddo di Bologna, perdo la loro prima esibizione ma mi raccontano, qualcuno storce il naso, qualcuno dice che è buona, la sostanza è che finiscono tra gli ultimi e vanno al ripescaggio (credo). Giovedì sono riuscito a vederli. Il paese è reale è un pezzo che, a mio avviso, a Sanremo fa la differenza, perché se solo il telespettatore medio di questa trasmissione non fosse completamente alla mercé della solita canzonetta all’italiana, si renderebbe conto che quella canzone è una presa di coscienza del fatto che il tuo paese è una merda, ivi compresa quella trasmissione che si perpetua con i suoi vizi di forma e non. Cade proprio bene questo pezzo nelle pieghe che da qualche tempo sta prendendo questo blog, ancora meglio alla presenza, sul palco, dei veterani del festival, ma che dico veterani, dei monumenti! Vere e proprie ricostruzioni della musica anni ’50 italiana che cantano e si muovono per noi! Quelli che, a quanto pare, il pubblico non vuol vedere tramontare. Tra tutti, le emozioni più forti sono state per Iva, che mi è tornata in piena tempesta ormonale, Pupo e Al Bano, che tra l’altro sono stato contentissimo di rivedere in tv perché non lo sentivo da un po’ e credevo avesse gettato la spugna, sarebbe stato un talento sprecato. Tornando agli After, sarei stato curioso di vederli insieme con l’ospite, Cristiano Godano dei Marlene Kuntz a quanto avevo sentito dire, sono contento dell’iniziativa del cd per promuovere gruppi legati ad indipendenti, chissà che forse Manuel e compagni si mettono davvero a fare qualcosa che serva. Per la cronaca, vengono eliminati ma vincono il premio Mia Martini. Arriviamo a sabato, il gran finale. Per evitare ero uscito, ma capito in un posto dove qualcuno non ha resistito alla curiosità, si viene a sapere, vince certo Marco Carta. Chi? Marco Carta, dai, quello di Amici! Momento Catartico,meglio non pensare a ciò che è successo, beviamoci su. Il giorno dopo i giornali parlano chiaro, in aggiunta l’intramontabile conduttrice di Amici, C’è posta per te, Uomini e Donne e affini, presso le Reti Televisive Di Sperimentazione, appare sulla rete a canone fisso (che io un giorno dovrò pagare, quando quei soldi li userei meglio facendone coriandoli), questo forse è troppo. Grazie per Benigni, grazie per il rock, grazie per Tricarico, ma questo è un abuso, profetizzo la fusione, ma vedremo gli sviluppi. Contenti gli appassionati e le appassionate delle trasmissioni della rete “privata” che potranno godersi i loro beniamini su entrambi i canali. Per chi può ancora rendersi conto del senso della cosa, diciamoci pure che è penosa. Il terzo classificato non ho ben capito chi è, né tantomeno ho capito il senso della sua canzone, che mi è sembrata pessima, comunque, contento l’audience contenti tutti. Questo è stato il mio Festival, con i suoi pro, e i soliti contro. In conclusione, aggiungerei che finché ogni anno tricarico porta una nuova canzone a Sanremo, questo avrà ancora motivo di essere atteso. Dopo Vita Tranquilla, Il Bosco Delle Fragole.

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Andiamo a vedere le luci… (un post triste)

Canzoni da spiaggia deturpata

Una volta sono stato al MamBo, il museo d’arte moderna, era una situazione improbabile, le opere erano improbabili, ho cercato il senso di ciò che vedevo infilando la testa in una palla gigante il cui interno era nero, come se uno stronzo per farti vedere meglio avesse spento la luce! Ho tirato fuori la testa e sono tornato al mondo, ma, ripensandoci la cosa mi era piaciuta, e allora via di nuovo immersi nel nulla. Questioni di interpretazione, ho pensato. Ora vorrei parlare di un cd, il nesso è che le cose che dirò sono libere interpretazioni di questo album, pochi tecnicismi. Sempre attraverso la nostra alienante rete internetica, mi imbatto nell’intervista ad una ragazzo, certo Vasco Brondi, e nelle canzoni del suo progetto, dette Luci della centrale elettrica. Mi era già stato nominato questo gruppo, ma dopo aver sentito della suo vittoria della Targa Tenco come Miglior Opera Prima Cantautorale dell’anno, e il suo singolo, Per Combattere l’Acne, mi sono convinto ad ascoltare il disco, ed è stato triste. Inizierei dalla nostalgia. Le influenze sono evidenti al primo ascolto, ma vi consiglio di provare l’effetto quando riprende i versi di una canzone di Gaetano (Ma il cielo è sempre più blu), o quando urla che “i CCCP non ci sono più!” (con quel cattocomunista di Ferretti). Altri tempi. Poi il romantcismo. C’è sempre questo “tu” (che fa molto “forse non essenzialmente tu”), continuamente richiamato, come se fosse l’unica cosa sensata in una cornice senza forma, qualcosa di mistico alla Martin Buber, del tipo “io esisto perchè tu mi vedi, puoi toccarmi”, mentre il resto scivola semplicemente addosso senza impressionare più di tanto, le persone che camminano di fianco a noi per la strada sembrano non vederci (va bene, mi fermo). Passando per le immagini. Sono le descrizioni ad impressionarmi in particolare, i centri commerciali, le zone industriali, le spiagge deturpate (non a caso, l’album s’intitola Canzoni Da Spiaggia Deturpata), tutto ciò che c’è stato costruito intorno, i paesaggi sono desolanti. La rassegnazione. La lotta armata al Bar, come dire la fine dei giochi, credo di condividere la rassegnazione per la generazione Z, e viene da chiedermi anch’io quando sono arrivati gli artificeri e ci hanno disinnescati?, o cosa racconteremo, ai figli che non avremo, di questi cazzo di anni zero? E intanto rido ascoltando cosa facciamo per ammazzare il tempo, magari mentre sto fumando, prima di andare a letto. La  dicotomia noi-loro. Sembra di vedere due distinte categorie che a loro modo cercano di adattarsi all’era postmoderna, e che insieme formano la società: gli antisociali, che non trovano però più la strada della rivolta, nè fisica nè intellettuale, e gli altri, che li deridono dall’alto delle loro conquiste effimere. E la chiudo qui, per non sconfinare, dicendo che, al di là delle mie considerazioni deliranti, che magari in qualche caso c’entrano poco e nulla, in sostanza l’album merita di essere considerato, notevoli i testi, le musiche e,se pur molto semplici, gli arrangiamenti, rendono a pieno. Complimenti a Vasco per la riuscita, sperando sia l’inizio della carriera di un cantautore all’altezza dei grandi nomi a cui si ispira, alla musica italiana non può che fare bene. Il filtro è ben schiacciato nel posacenere, vi lascio con un estratto:

E andiamo a vedere le luci 
della centrale della centrale elettrica! 
Andiamo a vedere i colori delle ciminiere 
dall’alto dei nostri elicotteri immaginari, 
andiamo a dare fuoco ai tramonti 
e alle macchine parcheggiate male, 
ad assaltare ancora i cieli 
e farci sconfiggere e a finire suoi telegiornali, 
foto in bianco e nero delle nostre facce stravolte sui quotidiani locali 
andiamo a vedere i canteri delle case popolari dai finestrini dei treni ad alta velocità 
trasformiamo questa città in un’altra cazzo di città!!

                                                                                                            ( da Piromani, Le Luci Della Centrale Elettrica)

  1. Lacrimogeni
  2. Per Combattere L’Acne
  3. Sere Feriali
  4. Stagnola
  5. Piromani
  6. La Lotta Armata Al Bar
  7. La Gigantesca Scritta Coop
  8. Fare I Camerieri
  9. Produzioni Seriali Di Cieli Stellati
  10. Nei Garage A Milano Nord

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I nuovi anni ’80

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Ha il sapore di dance anni ’80 Tonight, nuovo e attesissimo album dei Franz Ferdinand,  il gruppo scozzese che ha esordito nel 2004 con l’album omonimo Franz Ferdinand, e che ora dopo quasi quattro anni di attesa pubblica il terzo lavoro, in uscita il 26 Gennaio prossimo. Che dire? Uno dei pochi album che mi è capitato di sentire ultimente che si lascia letteralmente ascoltare dalla prima all’ultima battuta. Il passaggio dalle sonorità dance al new wave, senza allontanarsi troppo dal loro classico indie rock, è fluido come un fiume che, a vedere la fitta lista delle date del loro prossimo tour, si prepara ad attraversare tutta l’Europa (senza trascurare Bologna, 29 Marzo, e Milano, 30 Marzo). Tra le 12 tracce compare anche Lucid Dream, primo singolo già da tempo in scaletta su Virgin Radio, in una versione completamente rivisitata, dove in 8 minuti le melodie rock riescono a trasformarsi in un delirio di elettronica. Ora viene il ritorno agli anni ’80, di cui pezzi come Bite Hard, Live Alone o What She Came For sono validi esempi. Non è certo un ritorno a quello stile di cui mi associo ad Agnelli nel dire  dal quale non si esce vivi, ma più una rielaborazione di quella forma, del beat tipico di quella dance che ti fa muovere il culo quando la senti e che ti stordisce con l’uso spregiudicato di suoni sintetizzati. Meritano di essere menzionate, infine, Dream Again, che rilassa l’ascolto per quel tanto che serve, e Katherine kiss me con le sue note dolci. Ulysses, secondo singolo, viene già passato regolarmente in radio. Nient’altro da aggiungere, tra pochi giorni potrete sentire, a Marzo vedere, e giudicare voi stessi. Godetevelo.

Tracklist:

  1. Ulysses
  2. Turn It On
  3. No You Babe
  4. Twilight Omens
  5. Send Him Away
  6. Live Alone
  7. Bite Hard
  8. What She Came For
  9. Can’t Stop Feeling
  10. Lucid Dream
  11. Dream Again
  12. Katherine Kiss Me

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