About me

Quello che avrei da dire su di me potrebbe tranquillamente riassumersi in due righe, ma credo che vi allungherò un po’ il brodo con qualche dettaglio, giusto per capirci meglio.

Dalla mia nascita allo sviluppo ormonale nessun episodio estremamente degno di nota, dopo la media inferiore ho preso un indirizzo scientifico che, in seguito, si è rivelato pressocchè inutile. Durante questo periodo, per evitare la regressione culturale alla quale mi stava silenziosamente accompagnando la città in cui mi trovavo, ho iniziato ad aggrapparmi ad ogni possibile forma di svago che mi potesse tenere fuori dal provincialismo galoppante della mia collocazione spazio-temporale.

La letteratura, in primo luogo, mi ha salvato spesso da passeggiate deprimenti con gente che già in tenera età aveva perso ogni spunto; se avevo bisogno di romanticismi leggevo De Carlo, adoravo perdermi nelle storie di Pennac, l’ironia di Stefano Benni, le storie incredibili e l’America di Marquèz. Penso che siano stati proprio i romanzi di quest’ultimo a far nascere in me la curiosità per quella parte del mondo dove tutto sembrava diverso, e alla prima occasione scegliere di partire per il Messico, ormai molti anni fa, e più di recente a scoprire l’Argentina, che non avrei più lasciato. Crescendo i miei gusti in fatto di libri sono variati, ma non abbastanza da farmi desistere dal leggere l’ultimo capitolo della saga di Harry Potter; apprezzo Nick Hornby, ho letto molto Jonathan Coe, venerato Charles Bukowski fino ad arrivare, più di recente, ad essere incuriosito da autori come Palahniuk, Saramago, Orhan Pamuk e l’intramontabile, a parer mio, Dostoevskij.

Insomma, la letteratura mi ha tenuto occupato per un pò, ma credetemi, in una cittadina come la mia nulla è mai abbastanza, quindi ho pensato di diventare una rockstar. Tanto per intenderci, avevo quindici anni e il mio unico pensiero era andarmene il prima possibile, quello poteva essere un ottimo lascia passare. Nevermind è stato l’album che ha dato inizio a tutto, ho cominciato a suonare la chitarra ed ascoltare musica, tanta tanta musica. Per evitare la civiltà, tornando al nostro discorso di partenza, ho iniziato a prendere lezioni di sabato sera. Esatto, ero uno dei pochissimi sedicenni di mia conoscenza che impiegava in questo modo le ore più mondane della settimana, ma a me piaceva così. Di lì a poco sono entrato a far parte di un gruppo, che per dover di cronaca è ancora in piedi, e ad aprirmi timidamente al mondo, sempre dietro le corde della mia chitarra. Il gruppo ha sempre avuto una sua scena, e mi ha portato a suonare molto, a conoscere persone nuove, con cui finalmente avevo qualcosa di cui parlare (o spesso unicamente qualcosa da suonare, ma faceva lo stesso). A seconda degli ambienti in cui sono capitato, senza soffermarmi mai troppo a lungo, ho iniziato ad ascoltare vari generi, posso dire di averli almeno sfiorati tutti e che la musica è una delle poche cose per cui avrò sempre tempo. Dopo il grunge sono passato al metal, ero un fan dei Maiden e chi mi conosce si farà una risata ora, poi l’improvviso ritorno agli anni ’70 con la scoperta del progressive, l’alternative l’ho sempre seguito con particolare interesse e probabilmente è tutt’ora il genere che prediligo, a seconda del periodo mi appassiono all’indie, allo stile Srokes, ai riff alla Arctic Monkeys, insomma tengo sempre d’occhio i nuovi orizzonti del rock, tutto questo sempre riservando un posto speciale alla musica d’autore.

Naturalmente non sono diventato una rockstar, e per andare via ho dovuto aspettare la maturità. Ora studio Sviluppo e Cooperazione Internazionale a Bologna e sono ancora convinto che aver cambiato realtà abbia realmente in qualche modo alimentato i miei stimoli. La passione per il sociale? Altro piccolo diversivo che ho iniziato a coltivare durante il liceo, ormai sono anni che mi illudo e disilludo che abbia un senso quello che faccio, ma nel frattanto cerco di approfondire l’argomento.

Penso di avervi parlato a sufficienza, è ora per voi che tiriate le somme sul cosa vi abbia spinto ad impiegare tre minuti della vostra vita a leggere ciò che avete appena letto e per me che inizi a pensare a qualcosa di meglio da scrivere. Ad ogni modo, è stato un piacere.

Naturalmente il tempo passa, e Frank cresce. Quindi, di tanto intanto, quando scopro qualcosa di nuovo, magari me lo appunto qui:

– Chi qualche volta mi ha dato un’occhiata, anche di sfuggita, sa che sono di corporatura minuta, gli altri lo stanno scoprendo in questo istante. Non che sia proprio piccolo, o ché, sono anche mediamente alto, è che ho dei seri problemi a mettere su peso, quindi all’apparenza sono molto gracile. Da qui il fatto che non sono portato per i lavori che richiedono troppa fisicità, nè per i chiarimenti alla vecchia maniera. In entrambi i casi devo sbrogliarmela in altro modo, nei limiti del possibile, s’intende.

– Invidio molto le case con riviste in bagno. Perché c’è di certo qualcuno che le legge. Io non avrei il tempo di farlo, non supererei neanche il sommario, sono sempre stato abbastanza rapido in quel senso. Da qui la mia scarsa propensione alle riviste, non che non ce ne siano di interessanti, anzi, mi rammarico spesso di questa mancanza, ma non saprei dove leggerle (a letto è, da tradizione, il momento del libro). Quindi purtroppo và così.

– Inizio a notare uno spiccato interesse per i ragionamenti, i perché, i percome e tutta l’allegra compagnia. Questo interesse si sviluppa di pari passo con la scoperta della saggistica, di cui ultimamente vado ghiotto. Ivan Illich, che spesso mi piace chiamare in causa, in questo senso è stato determinante. Si può definire infantilismo? Forse sì, dal momento che è una peculiarità di ogni infante assillare gli adulti con interminabili sfilze di “Perchè?”, ragion per cui si può parlare di involuzione della mia personalità. Ma è giusto forse il contrario, ossia man mano che si cresce dimenticarsi di interrogarsi sul senso delle azioni, dei gesti, delle parole, insomma di tutto? E’ così che si matura? Mah, se è così, sto diventando proprio un bambino.

7 risposte a “About me

  1. Non lo dire a nessuno ma anch’io ho studiato cooperazione internazionale e sviluppo. Mi sa che mi laureai in scienze dello sviluppo 😉
    Ti consiglio di dare una lettura ai mensili Valori e Liberetà perchè trattano dei temi che forse ti potrebbero stuzzicare.

    Se vuoi entrare nella scatola di latta scrivi una mail con l’indirizzo mail che usi per WP

    ribuone festicciole

  2. Sono lusingato per l’attenzione, come avrai letto sono Frank, a tua disposizione. (la smetto subito con le rime, con le quali non ho grande dimestichezza)

    Il tuo blog è molto particolare e accogliente, e vedo che hai già alcune collaborazioni, spero di poter prendere presto parte anch’io al banchetto in semplici parole.

    A presto signor Pascal, buone festività anche a te.

  3. Navigando fra le onde del web mi sono piacevolmente incagliato in questo bel blog.

    Mi presento sono Josè Pascal (figlio del fù Mattia Pascal e Ederì Buendìa discendente del grande colonnello Aureliano Buendía).

    Volevo invitarti a visitare il mio blog ed eventualmente collaborare.

    Se ogni giorno vorrai una lettera mi invierai a inparolesemplici@gmail.com
    Nell’attesa di una tua letterina ti auguro buone feste

  4. mi piace il tuo blog, molto equilibrato…

  5. Grazie Nick!
    Sono contento che tu abbia apprezzato la scelta del titolo che, come sai, non è mai cosa facile.
    Per quanto riguarda il diario sull’Argentina, se lo stai seguendo, ti aspettano tante sorprese…
    Ora vado a sbirciare il tuo blog, grande Nick.

  6. If I was Frank…
    già il titolo tira tantissimo!
    Grandi capacità di scrittura, odio i bloggher che scrivono tanto (come dicevi tu dedicare tre minuti della vostra vita a leggere ciò che avete appena letto…per me sn sempre troppi) ma nel tuo caso sono minuti che passano velocemente.
    Poi la passione per l’argentina e i riferimenti al tango sono da “chapeau”!!
    Passerò spesso da queste parti…grande Frank.

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