Archivi del mese: marzo 2010

Nelle mani delle banche

Dopo un lungo periodo d’assenza, travolto dagli scandali e dagli sconvolgimenti dello scenario politico… ma più che politico, mondano… ma più che mondano, mediatico… insomma del variegato e sempre più incoerente scenario italiano, eccomi di nuovo qui per parlarvi di una faccenda delicata. Le macro-notizie ci assillano costantemente insinuandosi nelle nostre menti via cavo, via etere, in digitale terrestre ed ora anche in comode supposte formato famiglia, ma tra i fumi della distrazione di massa pochi vedono il cancro che silenzioso si rigenera nei polmoni della nostra struttura economica. La crisi è tutt’altro che passata…

In un articolo del Financial Times, riportato nel numero 19/25 Marzo della rivista Internazionale, tre giornalisti disegnano la situazione di molti comuni italiani ormai dilaniati da investimenti ad alto rischio, contratti per sanare il loro già elevato debito. La premessa a questo problema è che la finanziarizzazione dell’economia, come tutti avranno percepito con la crisi economica scoppiata nel 2008 proprio a seguita del formarsi di una bolla finanziaria, sta mettendo in ginocchio non soltanto lavoratori e famiglie, ma anche piccoli comuni, province, regioni e, naturalmente, interi stati.

Il gioco speculativo delle banche, oltre ad essere perverso, è anche maledettamente complesso. Molti degli strumenti derivati che queste hanno iniziato a propinare ai clienti sono materia di discussione presso le sedi internazionali. Il fulcro della questione è la loro legalità, ma il problema si fa’ più serio quando i destinatari di questi prestiti sono enti pubblici.

Ora, gli interest rate swap sono modalità di prestito/finanziamento/investimento derivato. La traduzione è scambi di tassi d’interesse e in sostanza consentono di barattare i propri tassi d’interesse, che nel caso degli enti locali italiani derivano da prestiti richiesti allo stato concessi a tassi fissi, in tassi d’interesse variabile che, a seconda della congiuntura della transazione, possono risultare più bassi. Per i circa seicento comuni italiani che hanno stipulato questi contratti, le suddette condizioni hanno, in un primo momento, permesso una riduzione dell’indebitamento. Ma quando gli interessi sono cresciuti, gli enti si sono ritrovati, per usare un eufemismo, in guai molto grossi. Questo sistema, oltre a portare sull’orlo della bancarotta (quando non li ha spinti totalmente dentro) comuni grandi e piccoli (vedi Taranto, Milano e il paesino umbro di Baschi), ha “ingannato” 18 regioni e 42 provincie del nostro paese. Il gap complessivo accumulato è di ben 35,5 miliardi di euro!

E’ bene ricordare un fatto curioso: la Goldman Sachs ha venduto titoli derivati simili a quelli in questione al governo greco, per consentirgli di mascherare il suo immenso debito pubblico. La cosa non è propriamente riuscita, ma questa è un’altra storia.

Il circolo vizioso che ha condotto l’Italia in questa situazione è facilmente ricostruibile: con il terzo debito pubblico più alto del mondo, il governo italiano nella smania far tagli a destra e sinistra ha tagliato anche le gambe alle regioni, che ritrovatesi senza fondi hanno dovuto improvvisare. Da quando non c’è più l’obbligo per gli enti locali di chiedere prestiti solo alla Cassa depositi e prestiti, le banche italiane e straniere si sono scagliate come avvoltoi sui nuovi ed inesperti potenziali clienti, convincendoli a stipulare accordi che, per le loro capacità finanziarie, non erano in grado di gestire. Parallelamente i fondi d’ammortamento creati dal governo sono stati gestiti con la stessa superficialità e leggerezza con cui un bambino amministra un pacchetto di caramelle.

Insomma, la lezione impartita dalla recente crisi non è bastata a far capire la pericolosità del nuovo sistema finanziario e dei giochini speculativi messi a punto dalle banche. Già nel 2004, come riporta l’articolo, l’ex ministro dell’economia Siniscalco ha definito “droghe pesanti” questi strumenti derivati. Possiamo solo sperare che l’assuefazione delle PA non le porti tutte all’overdose, perché le conseguenze, così come i costi della disintossicazione, le pagheranno i cittadini. In attesa di un governo all’altezza delle problematiche e delle sfide che accompagnano l’era dell’economia finanziaria (ad ora in realtà ci accontenteremmo anche solo di un governo all’altezza di tenere un discorso politico), a noi poveri italiani, così come ai cittadini di molti altri paesi, non resta che una cosa da fare: stare il più possibile alla larga dalle banche.

To be continued…

Fonti: Internazionale N.838, Anno 17, 19/25 Marzo 2010 – “L’alta finanza tradisce i sindaci italiani”;           http://it.wikipedia.org/wiki/Interest_Rate_Swap

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