Archivi del mese: luglio 2009

Diario di viaggio (giorno 13)

Ultime escursioni, ultimi pensieri, ultime tappe di questo viaggio. Ieri, appena atterrati all’aeroporto di Iguazù, abbiamo incontrato la nostra guida, Giuseppe, uno Stakanov del turismo che ci ha convinti a cambiarci in aeroporto, ha cambiato il programma e ci ha condotti alle cataratas (cascate), versante argentino. Queste si presentano maestose, imponenti, dirompenti, ti convincono quasi che il loro corso d’acqua, un unico enorme getto camaleontico, non si esaurirà mai. Il giro in gommone, che si è spinto fino alle rocce facendoci immergere in quell’acqua gelida, ha conferito alla visita un quid di avventura estrema. Arrivati (finalmente, aggiungerei) in albergo, non abbiamo resistito ad un tuffo in piscina, già che c’eravamo. Sdraio, bordo vasca, tramonto, chicas e perché no, caipirinha e qualche sigaretta. Devo aggiungere altro? Dopo la cena definirmi ubriaco sarebbe stato un eufemismo, e la coscienza è sfumata nel letto senza che potessi cogliere il cambiamento. Oggi ho fatto un salto in Brasile, e non sto scherzando, è stato giusto un salto al di là del confine, il tempo di recarsi dall’altro lato delle cascate per vedere com’erano da lì (prospettive). Oltre questo, visto che eravamo da quelle parti, abbiamo visitato una miniera di pietre preziose. Pensate, il geologo era toscano, e il nostro chiacchierare passeggiando aveva un che di ottocentesco, ma tralasciamo. Parliamo delle rovine delle missioni gesuite, un pezzo di storia che ho sempre ignorato e che invece lega l’Europa e il subcontinente latino, e fa luce sulle origini di questa gente. Sono riuscito ad ottenere, con non poco sforzo, un po’ di materiale sulle rovine di Sant’Iniacio, peccato sia tutto in spagnolo, lingua che non mastico molto, ma non si sa mai più in là. Gli aborigeni hanno una speranza di vita che si aggira sui quarant’anni, la loro storia è un susseguirsi di genocidi e sottomissioni, economiche e spirituali. Passando da queste parti puoi incontrarne qualcuno per strada, piccoli e magri, appartenenti ad un’altra civiltà. Domani si torna a Buenos Aires, davvero l’ultima tappa, e la fine del viaggio.

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La giustizia dietro le sbarre

Oggi, martedì 6 luglio, è un giorno felice, ma anche molto triste. Le notizie mi hanno bombardato, i giornali, seppur con le riserve del caso, richiamano all’attenzione su questioni a cui, per amor di pacifismo, di norma preferisco non pensare. Porta la data di oggi la notizia degli scontri che in Cina hanno trasformato una manifestazione pacifica in una sanguinosa carneficina, 156 manifestanti hanno perso la vita, 800 persone sono rimaste ferite. I membri della minoranza uighuri hanno denunciato atti di repressione della polizia, quest’ultima, secondo le testimonianze, avrebbe aperto il fuoco sulla folla, ma un bilancio simile difficilmente può essere plausibilmente spiegato altrimenti. Nella città di Urumqi, durante gli scontri, avrebbe perso la vita anche un componente della Polizia armata del popolo, le dinamiche sono ancora da chiarire. Sempre del 6 luglio, oggi, è la notizia degli arresti ordinati dalla procura di Torino di 21 ragazzi che, secondo l’accusa, essendo responsabili dei disordini avvenuti durante il G8 di Torino, per motivi di sicurezza, in vista della possibilità di reiterazione dei reati in vista dell’imminente G8 che si terrà a L’Aquila, andrebbero tenuti sotto sorveglianza. Uno dei ragazzi è stato arrestato proprio nel capoluogo abruzzese, durante una fiaccolata. I più dei ragazzi sono autonomi, inseriti nei centri sociali, che sono ormai trattati alla stregua di organizzazioni terroristiche. Questa notizia, in particolare, mi riporta a Genova. Sono trascorsi 8 anni da quei giorni folli, dalle grida d’aiuto, dalle cariche sulla folla in marcia pacifica e dagli sgomberi forzati, dalle prove occultate e dai manganelli sporchi di sangue, dai colpi sferrati per creare panico e dalle camionette che calpestano corpi inermi, dalle braccia di Carlo Giuliani usate come posacenere dalle forze dell’ordine, avevo 12 anni, e provo lo stesso disgusto a sentir parlare di misure preventive o d’emergenza atte a garantire l’ordine pubblico. Un ragazzo ucciso con un proiettile alla testa non è barattabile con l’ordine pubblico, altrimenti molti opterebbero per il disordine. Non c’è stata giustizia per la famiglia Giuliani, solo perdita, e lo sconcerto per una sentenza ridicola. Hanno avuto giustizia, ed è qui la splendida notizia, sempre di questo emblematico 6 luglio, i genitori di Federico Aldrovandi, morto dopo essere stato picchiato a sangue da 4 poliziotti il 25 settembre 2005. Voglio scriverli, i nomi di questi quattro poliziotti, addestrati a mantenere l’ordine e proteggere il cittadino, oggi condannati pubblicamente a 3 anni e 6 mesi di detenzione per eccesso colposo nell’omicidio colposo: Enzo Pontani, Monica Segatto, Paolo Forlani, Luca Pollastri. Nell’augurare loro, nel caso dovessero concretamente scontare la pena (la giustizia italiana spesso non è propriamente giusta), di passare 3 anni e mezzo agghiaccianti, degno corrispettivo per morte che hanno inflitto al diciottenne, e nell’ augurare ai fortunati detenuti buon divertimento, devo rammaricarmi del fatto che uno dei condannati è attualmente impegnato a vegliare sulla sicurezza del vertice aquilano. Una giornata che può far riflettere sui diritti civili e politici che dovrebbero tutelare ogni individuo, forse, o magari più criticamente può portare a pensare che tutte queste persone morte a causa servizio atto a tutelarle, non ci fa sentire tutelati, anzi. Quindi, viene da chiedersi, queste autorità sono funzionali ai cittadini, o a chi li governa? Oppure, a voler mettere il dito nella piaga, questi soggetti a cui viene affidato un compito di così grande responsabilità, viene il dubbio, sono realmente all’altezza di tale incarico, o potrebbero essere degli esaltati qualunque? Quei miseri 3 anni e mezzo non sembrano il giusto corrispettivo per un assassinio così brutale, ma dove non arriva la giurisdizione statale ci auguriamo arrivi la giustizia degli uomini. Non ci aspettiamo rimorso da parte di animali lasciati a briglia sciolta, ché i sentimenti umani hanno dovuto, evidentemente, lasciare spazio in loro alla sensazione di onnipotenza data dal potere, eppure qualcosa si muove, il caso diverrà un precedente, e speriamo un deterrente per chi crede di poter giocare ancora con la vita delle persone. Amareggiato e lievemente soddisfatto al contempo, vi consiglio di stare bene attenti quando chiedete soccorso alle forze dell’ordine, Federico non ha avuto il tempo neanche di raccontarlo.

P.S. per i lettori: L’articolo potrebbe risultare sconnesso, eccessivo, parziale. Tutto a causa della comprensibile rabbia provata nel venire a conoscenza di simili fatti.

Federico Aldrovandi

Fonti:

http://lanuovaferrara.gelocal.it/dettaglio/processo-aldrovandi-giudice-in-camera-di-consiglio/1667895

http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/esteri/cina-scontri/cina-scontri/cina-scontri.html

http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/cronaca/aldrovandi-processo/aldovrandi-condanna/aldovrandi-condanna.html

http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/esteri/g8-vertice-2/arresto-gallob/arresto-gallob.html

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