Archivi del mese: giugno 2009

Dialogo tra amici (Pt. VII)

E: Ancora qui? Dopo l’ultima volta credevo non sarebbe più tornato …

B: Ancora qui. Mi dicono che ho ancora bisogno di lei.

E: E cos’altro le dicono?

B: Che ho dei comportamenti strani, che sono chiuso in me stesso, che devo fare il mio bene.

E: E lei crede a tutto ciò?

B: Chiaramente sì, chi più di coloro che assistono alle mie messe in scena può notare ciò che non va’ in me? Sono tornato da lei, per curarmi dai miei mali, a patto di poterle parlare come ad un amico, i rapporti professionali mi inibiscono.

E: Prego allora, di cosa vuole parlarmi oggi?

B: Ho visto piangere molte persone, e posso dire che non poche hanno assistito alle mie, di lacrime. Sono stato testimone delle menzogne più inverosimili, dei tradimenti, della violenza, del sangue versato e coperto con la segatura, come fosse vomito. Ho beneficiato del progresso e assistito allo sviluppo di più di un paradigma energetico, ho visto imponenti strutture in acciaio e mi hanno impressionato, ne ho viste di altrettanto imponenti e mi hanno disgustato. Mi è parso di cogliere il male che c’è nel bene e il bene che c’è nel male, almeno per quanto palese, in certi casi, possa essere tale sovrapposizione. Mi sono tuffato nella ricerca di qualche compagnia che potesse placare l’insoddisfazione, la solitudine, ma troppo spesso l’indifferenza ha prevalso. Dopo un solo quarto di secolo un uomo può non avvertire più la necessità del contatto con un altro essere umano? Quando ci è concesso accendere una sigaretta, spegnere la luce e dire, Bene grazie, ho visto abbastanza, e rinunciare alla ricerca?

E: Suppongo che la risposta al tuo quesito sia, Mai. Non riuscirai a smettere fino a quando la testa continuerà a tirarti avanti. E’ come un cane bisognoso di fare la pipì, sarà lui a guidarti fino a soddisfare il suo bisogno. Anche tu non hai trovato ancora ciò di cui hai bisogno, di conseguenza per nulla al mondo ti concederai una pausa, ne sei cosciente, no? D’altra parte, il sociale può essere davvero un inferno per determinate personalità, ma non sei il solo, e non puoi permetterti di credere il contrario. Ti creerai una corazza per questo, mi sembra che in proposito tu sia già a buon punto.

B: Tutto stà, ora, a capire di cosa si ha bisogno…

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Diario di viaggio (Giorno 11)

E’ scivolata via anche la giornata a Buenos Aires. Visitiamo la Regoleta, indiscutibilmente la zona più europeggiante della città, con i suoi boulevard alla francese e l’Hard Rock Cafè che, anche se fa molto global, meritava di essere scelto per la birra delle cinque del pomeriggio, se non altro, fra tutte, per la chitarra di Jimmi Page. Oh Yeah! Nel cimitero di questa strana e multietnica metropoli riposa, non esattamente “in pace”, la salma, perchè mi auguro che lo spirito abbia trovato approdi migliori, di Evita Peron, storica moglie del leader populista argentino. Il nostro autista, per intrattenerci durante uno spostamento, ci ha rivelato che il presidente, suo marito, prima di morire aveva espresso il desiderio di essere seppellito al suo fianco, per perpetuare quel legame, in un appezzamento di campagna dove i due trascosero i momenti più felici della loro storia. I genitori di lei si opposero, e la testardagine umana trionfò di nuovo. Non sono riuscito ancora ad incontrarmi con Marcelo, ma ho ricevuto una sua e-mail, dato il mio spagnolo risutata pressochè incomprensibile, ma che spero ci consenta comunque di rivederci finalmente il quattordici, giorno prima della fine del viaggio. La nostra cena si è tramutata, nel teatro “Astor Piazzolla”, in uno sfrenato spettacolo di tango che si consumava ad un paio di metri dagli occhi rapiti e lucidi di vino miei e di mio padre. Non mi era mai capitato di apprezzare un qualcosa del genere prima d’ora, ma c’era un chè di magico, non so spiegare. In questo momento mi trovo sul volo diretto ad Iguazù, chissà se il senso di questo viaggio si nasconde dietro la forza sprigionata dalla natura nelle cascate…

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Il liberismo ha i giorni contati

Il tramonto di un ideale segna la fine di una storia, l’insieme delle idee elaborate dagli uomini, e degli eventi da esse scaturiti, compongono la Storia dell’essere umano. Il liberismo si basa sull’assenza di ideologie, affida la regolamentazione della società ad un arbitro, chiamato mercato, per comprovare la propria innocenza, riguardo le tragedie scaturite sia dall’ideologia bolscevica, sia da quella nazi-fascista. Proprio per questa presunta neutralità il liberismo si caratterizza come ideologia vera e quanto mai tangibile, incentrandosi su produzione, scambio e consumo di beni, siano essi materiali o fiduciari. L’ideologia del neutro, potremmo soprannominarla, in cui tutti indistintamente contribuisco ad alimentare il mercato, e quest’ultimo a sua volta sorregge tutto l’apparato burocratico che gli s’è formato intorno. Noi, uomini e donne del nuovo millennio, possiamo dirci figli, o operai, del mercato, a cui bisogna laissez faire, come dicono i francesi. Il mercato ora è il duce , sono le sue direttive ed i suoi dogmi a farci sentire parte del tutto, a farci appartenere a questo mondo, e la Terra è lo Stato da governare. Il liberismo, inserito nel sistema capitalista, non si distingue dalle altre ideologie che la storia ci rammenda , se non per una intermittente percezione di diffuso benessere. In realtà la fame, la povertà, relativa ed assoluta, le malattie, le disuguaglianze sociali, sono ancora molto diffuse al giorno d’oggi, ma noi siamo stati abituati ad avere fiducia nei genitori, da piccoli, esattamente come ci hanno insegnato ad averne nel il mercato una volta cresciuti. Bisogna essere fiduciosi nel fatto che alimentando questa grande macchina autoregolantesi i problemi svaniscano nel nulla, l’equilibrio viene da sé, dicono. Consumatore e lavoratore hanno lo stesso valore, vivono in funzione della merce che il mercato distribuisce.

Partendo da questi assunti mi auguro innegabili, possiamo ipotizzare che questa enorme macchina un giorno s’incepperà irrimediabilmente, e che inizi a palesare la sua inefficienza anche ai meno avveduti. Chi avrà più fiducia in una macchina rotta? Lo scetticismo generale potrebbe condurre a situazioni paradossali. I ricchissimi si toglieranno tristemente la vita, come i poeti una volta persa la loro musa; i poveri continueranno a non avere nulla, e nel loro nulla materiale riusciranno ancora a trovare la felicità; tutti avranno la loro occasione per sentirsi padroni della propria vita; le multinazionali, distratte, cercheranno ancora di conservare grosse fette di mercato, ed avranno il monopolio sui cocci dell’ ideologia liberista; agli uomini spetterà di nuovo l’arduo compito di appartenere solo a loro stessi, perché non ci saranno più bandiere in grado di rappresentarli. Infiniti gli scenari possibili, bisogna votarsi ad un altro santo, il mercato prima o poi sarà troppo stanco e riuscirà ad esaudire le preghiere di un numero sempre minore di uomini, lasciando a bocca asciutta i più. Lo dicono anche i Baustelle, il liberismo ha i giorni contati, meglio farsene una ragione.

E’ difficile resistere al Mercato, amore mio
Di conseguenza andiamo in cerca 
di rivoluzioni e vena artistica
Per questo le avanguardie erano ok, 
almeno fino al ’66
Ma ormai la fine va da sé
E’ inevitabile…

(Baustelle – Il liberismo ha i giorni contati)

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