Archivi del mese: maggio 2009

Diario di viaggio (Giorno 9)

Ultimo giorno ad El Calafate. Ieri ero bukowskianamente provato, ma oggi va decisamente meglio (salvo per i postulati onirici e i costrutti verbali di mio padre, movente delle mie turbe, che mi rimbalzano ancora in testa da parte a parte, ma che come un’eco si dissolveranno presto). Questa giornata l’abbiamo passata su di un lussuosissimo catamarano che ci ha portati a zonzo per il Lago Argentino; tema principale, ovviamente, i ghiacciai, che ho continuato ad ammirare sbigottito (non è uno spettacolo che annoia facilmente). Già ieri, magari in maniera un po’ approssimativa, vi ho accennato al colore vivo di queste enormità, che ho scoperto capaci di estendersi per decine di chilometri. Per la prima volta mi sono trovato a pochi metri di distanza da un Iceberg (tipo quello che ha causato la tragica fine del Titanic, per capirci); è impressionante il fatto che ciò che si mostra in superficie sia soltanto il 10-15% della massa totale. Null’altro da aggiungere, il resto lo lascio alle immagini e alle immaginazioni. Scesi dal catamarano incrocio una ragazza, con alle spalle almeno un quarto di secolo, già vista nella Penisola Valdes. “Hola”, mi dice. Ero convinto fosse italiana, ma magari lei ignorava che lo fossi anch’io. Dettagli. Domani ritorno a Buenos Aires, sperando di riuscire a mettermi in contatto con Marcelo e la sua compagna Marcela. Per ora non c’è altro da aggiungere, in attesa dell’epifania.

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Quello che eravamo ieri…

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Queste brevi considerazioni sono rielaborate dal libro “La convivialità” di Ivan Illich, oltre che ispirate dal precedente post:

Mutilati dalla professionalizzazione di qualsivoglia bisogno umano, abbiamo capovolto i termini dell’addizione, ci siamo di fatto trasformati, diventando noi stessi strumento multifunzionale, estremamente delicati, e pertanto, necessitanti di ogni tipo di manutenzione. Non siamo più quello che eravamo ieri, ossia uomini con un fine riflessivo, vivere la propria vita. Ora facciamo parte, anche se molti non se ne rendono conto, e siamo condizioni necessaria, ma ahimè non più sufficiente, di progetti più ampi rispetto una singola vita. Ma forse c’è ancora qualche barlume di vecchio in noi, spesso non riusciamo ad adattarci, almeno non completamente. Sempre lì a borbottare, a brontolare, a fastidiare, e quando nessuno ci dà ascolto, ci mettiamo a fare i capricci, e ce ne stiamo giornate in strada a colorare cartelloni per esporli durante lunghe passeggiate, invece di lavorare. Ieri eravamo dannatamente critici, oggi ci limitiamo a fare il da-farsi. Lamentele, reclami, rivendicazioni, sono oggi significanti senza significato, anche se è stato ancora reso esplicito. Sognavamo la libertà dalle distanze e dal tempo, siamo finiti in una rete di distanze più ampia, e con meno tempo per percorrerle. Non pensiamo più a crescere i figli, ad accrescere il nostro sapere, a crescere la nostra persona, ma solo alla crescita del Pil, e collegate ad esso sono tutte le nostre azioni, dalle più banali alle più pregnanti. Penserete “ma guarda un po’, sembra che siamo finiti proprio male”. E invece no, perché i figli di oggi sono perfettamente inseriti nel nuovo contesto, e non pensano più a ieri. La storia che ci parlava del baratto, delle terre comuni, della sussistenza, c’annoia, tanto vale annoiarsi davanti alla tv. Ma ai pochi uomini di ieri, di poche decine di anni fa’, quelli che hanno avuto e avranno ancora per un po’ il privilegio, o l’onere, di assaggiare il futuro, che conservano ancora gli istinti propri dell’essere umano, almeno quel poco non ancora prosciugato dal mercato, a loro questo mondo interrelato e normatizzato sta più stretto del vecchio caro sistema di Stati nazionali. Quando spariranno anche gli ultimi sentori di ciò che era ieri, quando si spegneranno le ultime voci dalle piazze, quando verrà imposto, e non più solo propinato, un unico stile di vita, io spero di non trovarmi lì, e dover guardare.

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Il Diritto al delirio

Ormai sta nascendo il nuovo millennio. La faccenda non e’ da prendere troppo sul serio: in fin dei conti, l’anno 2001 dei cristiani e’ l’anno 1379 dei musulmani, il 5114 dei Maya e il 5762 degli ebrei.
Il nuovo millennio nasce un primo dell’anno per opera e grazia di un capriccio dei senatori dell’impero romano, i quali, un bel giorno, decisero di rompere la tradizione che imponeva di celebrare l’anno nuovo all’inizio della primavera. Il conteggio degli anni dell’era cristiana proviene invece da un altro capriccio: un bel giorno, il papa di Roma risolse di porre una data alla nascita di Gesu’, benche’ nessuno abbia mai saputo quando davvero nacque.
Il tempo si burla dei confini che noi inventiamo per credere che lui ci obbedisca: tuttavia, il mondo intero celebra e teme questa frontiera .Un invito al volo – Millennio che va ,Millennio che viene – l’occasione e’ propizia agli oratori dalla retorica infiammata che disquisiscono sul destino dell’umanita’ e a quei messaggeri dell’ira di Dio che annunciano la fine del mondo e lo sfascio generale; intanto, il tempo continua, silenzioso, il suo cammino lungo le vie dell’eternita’ e del mistero. 
In verita’, non c’e’ nessuno che sappia resistere: in una data simile, per arbitraria che sia, chiunque sente la tentazione di domandarsi come sara’ il tempo che sara’. Abbiamo una sola certezza: nel ventunesimo secolo, se ancora saremo qui, tutti noi saremo gente del passato millennio. E benche’ non possiamo indovinare il tempo che sara’, possiamo avere almeno il diritto di immaginare come desideriamo che sia.
Nel 1948 e nel 1976, le Nazioni Unite proclamarono le grandi liste dei diritti umani: tuttavia la stragrande maggioranza dell’umanita’ non ha altro che il diritto di vedere, udire e tacere. Che direste se cominciassimo a praticare il mai proclamato diritto di sognare? Che direste se delirassimo per un istante?
Puntiamo lo sguardo oltre l’infamia, per indovinare un altro mondo possibile: l’aria sara’ pulita da tutto il veleno che non venga dalla paure umane e dalle umane passioni; nelle strade, le automobili saranno schiacciate dai cani; la gente non sara’ guidata dalla automobile, non sara’ programmata dai calcolatori, ne’ sara’ comprata dal supermercato, ne’ osservata dalla televisione; la televisione cessera’ d’essere il membro piu’ importante della famiglia e sara’ trattato come una lavatrice o un ferro da stiro; la gente lavorera’ per vivere, invece di vivere per lavorare; ai codici penali si aggiungera’ il delitto di stupidita’ che commettono coloro che vivono per avere e guadagnare, invece di vivere unicamente per vivere, come il passero che canta senza saper di cantare e come il bimbo che gioca senza saper di giocare; in nessun paese verranno arrestati i ragazzi che rifiutano di compiere il servizio militare; gli economisti non paragoneranno il livello di vita a quello di consumo, ne’ paragoneranno la qualita’ della vita alla quantita’ delle cose; i cuochi non crederanno che alle aragoste piaccia essere cucinate vive; gli storici non crederanno che ai paesi piaccia essere invasi; i politici non crederanno che ai poveri piaccia mangiare promesse; la solennita’ non sara’ piu’ una virtu’, e nessuno prendera’ sul serio chiunque non sia capace di prendersi in giro; la morte e il denaro perderanno i loro magici poteri, e ne’ per fortuna ne’ per sfortuna, la canaglia si trasformera’ in virtuoso cavaliere; nessuno sara’ considerato eroe o tonto perche’ fa quel che crede giusto invece di fare cio’ che piu’ gli conviene; il mondo non sara’ piu’ in guerra contro i poveri, ma contro la poverta’, e l’industria militare sara’ costretta a dichiararsi in fallimento; il cibo non sara’ una mercanzia, ne’ sara’ la comunicazione un’affare, perche’ cibo e comunicazione sono diritti umani; nessuno morira’ di fame, perche’ nessuno morira’ d’indigestione; i bambini di strada non saranno trattati come spazzatura, perche’ non ci saranno bambini di strada; i bambini ricchi non saranno trattati come fossero denaro, perche’ non ci saranno bambini ricchi; l’educazione non sara’ il privilegio di chi puo’ pagarla; la polizia non sara’ la maledizione di chi non puo’ comprarla; la giustizia e la liberta’, gemelli siamesi condannati alla separazione, torneranno a congiungersi, ben aderenti, schiena contro schiena; una donna nera, sara’ presidente del Brasile e un’altra donna nera, sara’ presidente degli Stati Uniti d’America; una donna india governera’ il Guatemala e un’altra il Peru’; in Argentina, le pazze di Plaza de Mayo saranno un esempio di salute mentale, poiche’ rifiutarono di dimenticare nei tempi dell’amnesia obbligatoria; la Santa Chiesa correggera’ gli errori delle tavole di Mose’, e il sesto comandamento ordinera’ di festeggiare il corpo; la Chiesa stessa dettera’ un altro comandamento dimenticato da Dio: “Amerai la natura in ogni sua forma”; saranno riforestati i deserti del mondo e i deserti dell’anima; i disperati diverranno speranzosi e i perduti saranno incontrati, poiche’ costoro sono quelli che si disperarono per il tanto sperare e si persero per il tanto cercare; saremo compatrioti e contemporanei di tutti coloro che possiedono desiderio di giustizia e desiderio di bellezza, non importa dove siano nati o quando abbiano vissuto, giacche’ le frontiere del mondo e del tempo non conteranno piu’ nulla; la perfezione continuera’ ad essere il noioso privilegio degli dei; pero’, in questo mondo semplice e fottuto ogni notte sara’ vissuta come se fosse l’ultima e ogni giorno come se fosse il primo.                                                                      
Eduardo Galeano

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Dialogo tra amici (Pt. VI)

B: C’era una volta l’amore, ma ho dovuto ammazzarlo…

A: Come dici scusa?

B: No nulla, un libro che lessi tempo fa’, che chissà perché mi è tornato or ora in mente. Secondo te, si può arrivare al punto di dover ammazzare l’amore? E’ un gesto piuttosto estremo, a pensarci, potrebbe non tornare più, poi.

A: Mah, sì. Direi che ci si può arrivare, come si può arrivare al punto di uccidersi per amore. Insomma, capisci? Perché ci dovrebbe andare sempre di mezzo chi ama, e mai l’amore stesso? E’ limitante in condizioni di aut – aut.

B: Cazzo è vero! Non c’avevo mai pensato! Anche perché se dovesse finire sempre male per il soggetto amante, Kierkegaard verrebbe decapitato. Che interpretazione opportunisticamente geniale! Far fare la fine del pollo arrosto all’amore, così da poter passare dallo stadio edonistico a quello etico della vita! 

A: Non corriamo troppo, adesso. Io lo dicevo per salvare la pelle, mica per darsi alla religione, altrimenti passi dalla padella alla brace!

B: Maledizione hai ragione! Ma allora, come, come dovremmo vivere? Non vorrei sembrarti aristotelico, ma né il buon Soren né gli altri ci illuminano poi tanto sul fatto in questione. Oltre tutto sto attraversando un ciclone esistenziale che non supporta le mie decisioni, quali che siano, e il mio psichiatra continua a rimandare le risposte alle mie domande alla seduta successiva…. Pensi che il problema siano le troppe domande?

A: Mmm, non so proprio che dirti. L’unica cosa certa è che è una fregatura, sia il tuo psicologo, sia il libro che hai letto. In conclusione era molto meglio quando si moriva per amore, senza dubbio.

B: Io invece ci penserò. Ammazzare l’amore sarà indubbiamente più entusiasmante che venire a capo dell’ultimo Dpef governativo!

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Elogio della Democrazia (riflessioni sulla forma di governo che ha “invaso” il mondo)

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Democrazia, il governo del popolo. Ha ormai invaso la quasi totalità del pianeta e bussa alle porte delle nazioni che ancora non hanno fatto il grande passo verso la forma di governo più evoluta della storia. Tutto dovrebbe essere partito dall’antica Grecia, lì hanno avuto l’intuizione. Io me la immagino pressappoco così: si andava alle assemblee pubbliche come oggi si va’ allo stadio, e di gran concerto si decideva il destino della comunità come oggi tutti in coro si manda a quel paese l’arbitro. Non c’è che dire, ai greci del tempo il sistema democratico calzava a pennello. Tempo dopo, tanto tempo dopo, nel 1776 Jefferson, Franklin e altri tre compari ratificarono la Dichiarazione d’indipendenza americana dall’odiata madrepatria, la Gran Bretagna. Il principio teorizzato da Locke, contenuto nel documento, è il mio preferito: “E’ Diritto del popolo modificare o distruggere l’autorità costituita”. Era auspicabile e prevedibile, forse, l’impatto che una carta dal contenuto così attraente e rivoluzionario avrebbe avuto sul mondo intero. E così accadde. Prima si liberarono dall’oppressione dei monarchi i francesi, che la sapevano lunga su come mettere d’accordo borghesi e poveri contadini al fin di prendere con la rivoluzione il potere in nome della democrazia, e così via di Liberté, Fraternté e, soprattutto, Egualité. Ci metterei dentro anche le guerre d’indipendenza dell’America Latina, al termine delle quali il sistema democratico è stato importato, ma non senza difficoltà e interferenze. Anche il nostro “bel paese” ha visto i germogli della democrazia spuntare timidi dalla terra, prima che venissero estirpati dai governi democristiani, quelli degli incompetenti e infine quelli filocristiani e mafiosi. Che bella cosa deve essere stata però, l’Unità, la Costituente, il Tricolore. Poi. qualche giorno fa, quando le nostre armate democratiche si sono macchiate dell’omicidio (accidentale, per l’amor di patria) di una ragazzina afgana, mi è venuto come al solito da pensare, e sono iniziati i guai. Ho pensato ai suoi genitori, a loro la nostra democrazia forse non piace affatto. O ancora quando la Freedom House, sempre qualche giorno fa, ha declassato l’Italia a paese “parzialmente libero”, unico caso europeo insieme alla Turchia, mi è venuto da chiedermi, ma è questo che vogliamo? Una democrazia può perdere un suo connotato primario qual’è la libertà? Forse sì. Possiamo dire che ora tanti popoli governano più o meno direttamente il loro paese, grazie allo strumento democratico. Ma quindi gli italiani vogliono un governo che tolga loro la liberta di opporsi, o anche solo di contestare o schernire i suoi governanti (vedi censure)? Ma certo che sì! La maggioranza, consapevole o no, vuole esattamente questo, ed è questo il bello della democrazia! Un governo DEL popolo rispecchia ciò che un popolo è, a rigor di logica, e il nostro, anzi, qui posso liberamente scrivere vostro, governo è lo specchio della vostra anima. E la prosa incontra la politica. Un paese che non si riconosce in una cultura comune scivola senza accorgersene in una partitocrazia direttoriale parzialmente libera, il cui Pil è comunque pienamente nella media dei paesi UE, quindi nessuna paura dal punto di vista economico, i soldi girano, solo che non nelle tasche di tutti. Ma c’è pur sempre democrazia. Le cose vanno male un po’ ovunque, è vero, ma mentre la gloriosa democrazia statunitense si stringe intorno alla statua della libertà per non dimenticare le proprie origini, noi ci stringiamo intorno al popolo delle libertà, guarda caso un partito, e ci avvolgiamo attorno ad un tricolore di cui molti nostri connazionali hanno una strana concezione. In ogni caso le armate democratiche sono dispiegate in ogni angolo del globo da cui la democrazia può trarre profitti. Le nazioni democratiche sono ormai tantissime,  e ogni cittadino di ciascuna di queste si gioca la propria chance democratica come meglio crede, chi con miglior risultati, la Svizzera ad esempio, chi con risultati più discutibili, il nostro paese secessionista. Il socialismo centralista made-in-URSS è stato definitivamente sconfitto, Allende è stato rovesciato da un colpo di stato finanziato sottobanco da uno Stato fortemente democratico che ha aperto la strada al meno amato, dal popolo almeno, Augusto Pinochet. Tutto questo accadeva tanti anni fa’, ora la lotta è al fondamentalismo islamico, al quale si punta a sostituire in pochi anni quello cattolico, meno esplicito nel suo fanatismo ma altrettanto efficace. Il popolo statunitense ha voluto ribadire, però,  con l’elezione del primo presidente afroamericano, che la democrazia può essere esercitata, ma che bisogna prenderne coscienza. Anche l’Italia ha ribadito di essere un paese altamente democratico, riuscendo ad eleggere un criminale, quando invece per il bene della comunità, e questo ce lo dicono i dati, a molti elettori sarebbe stato meglio togliere il diritto al voto. Causa? Incompetenza. Invece abbiamo accettato l’esito, e ce la ridiamo, per non piangere. Non tutte le democrazie riescono col buco, e la nostra ha fatto passare la fame ad una ristretta seppur esistente cerchia di elettori. Tra un mese circa, durante le votazioni per il Parlamento Europeo, verrà di nuovo fuori la natura del popolo italiano, che non prova vergogna di ciò che è diventato. Le regole del gioco sono queste, e solo in questo gioco possono fare politica persone senza competenze, è per questo che tutti, e dico tutti, elogiano la democrazia. In Italia la democrazia c’è, e si vede. Ah, c’è anche il referendum a breve, lo strumento democratico per eccellenza. Vedremo come verrà sfruttato, ma io non mi farei troppe illusioni, se il tempo lo consentirà andremo al mare. Dalla Grecia agli Stati Uniti, dal Chile all’Italia, di democrazia non si smetterebbe mai di parlare, la moltitudine di forme che può assumere nelle differenti civiltà è sbalorditiva, ma meglio fermarsi qui. Chiudo questo mio personale elogio, troppo prolisso come al solito, con un interrogativo tutt’altro che scontato:  Ma la democrazia non è forse anche poter scegliere, democraticamente, di non volere la democrazia?  Un saluto democratico.

« Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. È una grande parola, la cui storia, suppongo, non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora essere messa in atto. » (Walt Whitman, Prospettive Democratiche)

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Diario di Viaggio (Giorno 8)

Estasi. Alterazione dei sensi. Sentirsi impotente davanti a qualcosa di sconfinato. Il ghiacciaio di Perito Moreno. L’azzurro dipinto su quel muro eretto dalla natura sembra un arteficio, splendidamente finto, il crepitio che precede la caduta di una lastra di ghiaccio è capace di richiamare più attenzione di un comizio elettorale (non che ci voglia molto, ma avete capito). In serata abbiamo visitato una fattoria; c’era una riserva, tante pecore, cani e cavalli. La guida aveva un suo ché, dopo cena era previsto uno spettacolo di tango e la cameriera aveva qualche hanno in più, ma è stato comunque piacevole parlarle. Non è stata una serata troppo felice, ho bevuto troppo e, credo si noti, non ho troppa voglia di scrivere. A cena era seduta di fianco a me una donna israeliana, avrà avuto l’età di mia madre, probabilmente è stato proprio il suo istinto materno a farle intuire che, in quel momento, io e mio padre non eravamo propriamente in armonia e, sfruttando il mio inglese stentato (e il fatto che mio padre lo ignori “at all”), mi ha rincuorato. Un po’. Mi racconta la sua storia, è partita da Tel Aviv per un viaggio di quattro mesi in giro per il mondo. E’ separata ed ha una foto dei suoi tre figli nella borsa, me la mostra. Dice di essere partita per vivere un po’ per se, ora che sono grandi. Affitta casette per vacanze, ad Israele, vorrei farle conoscere mia madre, magari organizzo un viaggio. Forse nulla accade per caso, o è il caso a far accadere tutto. Millevoltebuonanotte e così sia.

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