Archivi del mese: febbraio 2009

Dialogo fra amici (Pt.II)

A: Ti trovo decisamente meglio oggi, decisamente meglio…Hai anche preso un po’ di colorito, bravo!
B: Non complimentarti con me, caro amico, io non ho meriti. Leggevo per evadere, come spesso mi capita, e inavvertitamente mi son imbattuto in ciò che faceva al caso mio!
A: Ci risiamo, stavi leggendo un’altra di quelle interminabili epopee ottocentesche? Devi finirla con quella roba, dovresti provare qualcosa di più soft!
B: Ho provato con le romanzate adolescenziali all’italiana, ma non ci dormivo la notte, mi intimoriscono quelle cazzate, mi fanno pensare alla fine del mondo. Meglio qualcosa di più ragionato, ma ad ogni modo non è questo il punto. Insomma, i miei occhi avidi di risposte si sono messi a leggere e rileggere una frase. La sostanza è che, per quanto voglia impegnarmi, ragionare, impostare ipotesi di non-falsificabilità, non riuscirò mai ad avere pieno controllo sulla mia vita, su ciò che mi succede, capisci?
A: Beh, mi sembra del tutto naturale, non vedo cosa ci trovi di così sconvolgente.
B: Come, non capisci? Non è affatto naturale, e fin’ora sono stato sempre pervaso della convinzione di essere l’unico artefice del mio destino, e ho preteso da me cose che in realtà non erano proponibili, ecco perché mi avvilivo a tal modo!
A: Bravo, mio buon compagno, così devi dire! Basta con tutte queste turbe mentali, con le psicosi. Sii persona semplice e come tale fai del tuo meglio.
B: Ora lo ben so, ma è stata la ragione a condurmi fin qui, e sarà lei ad indirizzarmi ancora nei momenti di indecisione, mai il caso. Guarda come l’ignoranza, e forse il caso stesso, hanno ridotto questo paese!
A: Che noia, sempre con queste storie sulla società, sulla cultura, sulla determinazione! Vuoi finirla una buona volta con i tuoi soliloqui, che annoiano la gente, e provare a vivere più serenamente?
B: Forse hai ragione, ma che importa? Ne trovi quante ne vuoi, qui da noi. Persone che vivono alla giornata e che non conoscono il principio di causalità, perché essere come loro? Dove ci sta portando tutto ciò? No, fratello mio, l’unica cosa che mi diverte davvero è burlarmi di questa gente. Se riuscissi a provare compassione per loro sarei un uomo buono, ma forse non lo sono. L’importante, se vuoi la mia, è non ritrovarsi un giorno sdraiato sui propri rimpianti a maledirsi per ciò che non è stato fatto e per ciò che è stato fatto male. Se questo fa di me uno psicotico, sociopatico per giunta, che sia.
A: Non c’è proprio speranza con te, eh? Ebbene arrivederci, non son più in vena di sentirti blaterare, la prossima volta spero di trovarti più accomodante.
B: Ti capisco, arrivederci… (proferisce tra sé e sé, con l’amico ormai distante)

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Perché Sanremo è Sanremo!

Ed ecco che la quiete è tornata, come se non ce ne fosse stata abbastanza sotto i riflettori dell’Ariston. Ci è piaciuto quest’anno il nostro festival nazionale della canzone? Con tutto il lavoro fatto, il dispendio di danaro ed energia, i retroscena, i colpi di scena, i personaggi e le star? Assolutamente sì, stando a sentire l’audience, che in questi ambienti ha sempre l’ultima parola. Più cauti, oserei dire, gli ascoltatori. Premetto di non essere un amante, a me piace ascoltare canzoni ma, come dire senza offendere nessuno? Non questo genere, ecco, o meglio non sono per le canzoni costruite, soprattutto quando la musa è anzianotta e non si cambia spesso la biancheria. Oltre alla sua parvenza losca, il risalto sinistro che gli viene dato, non mi sento affatto rappresentato dal Festival. Questo è sentirsi lo straniero (per chi ha letto Camus e chi solo per sentito dire, come me), ma magari ne parliamo un altra volta. Sicché un bel giorno ti svegli, una mattina qualunque dal momento (che io non riesco ancora a memorizzare il periodo), ed ecco che la testata del tuo infimo quotidiano on-line (per chi ne assumesse) te lo riporta alla mente, la tua infanzia fatta di serate sintonizzate sulla prima serata della prima rete, quando ancora non eri in grado di comprendere che potevi ingegnarti in più modi per non accettare passivamente quella farsa, allora lo aspettavi tanto, Sanremo. Ora la notizia che rendeva noti i brani in gara era accompagnata dalle prime contestazioni, Povia canta del fatto che tale Luca era gay. La domanda sorge spontanea, era, In che senso? Insorgono gli interessati, tra i quali è diffusa l’opinione che, per parlare di un omosessuale al passato, il soggetto in questione debba essere deceduto o tutt’al più non so, si fosse dichiarato per burlarsi della madre bigotta. Invece il tizio era semplicemente un po’ confuso, da come canta il testo non ha avuto un infanzia troppo felice, ma fortunatamente non tutti quelli che hanno vissuto esperienze “traumatiche” come le sue ne sono poi così condizionati, e non possono certo essere queste le “motivazioni che portano all’omosessualità. La norma fortunatamente è un’altra e i più, dopo aver scoperto la propria sessualità, difficilmente hanno cambiato idea. Peccato che in un paese in cui dell’omosessualità si stenta ancora a riconoscere l’esistenza questo caso deviante (la storia raccontata) viene considerato la norma, la spiegazione al fenomeno anomalo. Non mi stupirei se il nostro amato Benedetto, che è attento a questi eventi e di musica se ne intende, avesse apprezzato la melodia, e avesse preso a canticchiarla sotto la doccia. Intanto, Povia e il suo amico Luca, se non erro, si aggiudicano il secondo posto. Quest’anno decido di guardarlo comunque, nonostante le premesse un po’ scoraggianti (non parlerò di presentatore, valletti e vallette. Tempo perso), perché la musica indipendente approda tra gli smoking e i tallieur d’alta firma, con uno dei gruppi italiani che più stimo , gli Afterhours. I miei propositi vanno a perdersi nel freddo di Bologna, perdo la loro prima esibizione ma mi raccontano, qualcuno storce il naso, qualcuno dice che è buona, la sostanza è che finiscono tra gli ultimi e vanno al ripescaggio (credo). Giovedì sono riuscito a vederli. Il paese è reale è un pezzo che, a mio avviso, a Sanremo fa la differenza, perché se solo il telespettatore medio di questa trasmissione non fosse completamente alla mercé della solita canzonetta all’italiana, si renderebbe conto che quella canzone è una presa di coscienza del fatto che il tuo paese è una merda, ivi compresa quella trasmissione che si perpetua con i suoi vizi di forma e non. Cade proprio bene questo pezzo nelle pieghe che da qualche tempo sta prendendo questo blog, ancora meglio alla presenza, sul palco, dei veterani del festival, ma che dico veterani, dei monumenti! Vere e proprie ricostruzioni della musica anni ’50 italiana che cantano e si muovono per noi! Quelli che, a quanto pare, il pubblico non vuol vedere tramontare. Tra tutti, le emozioni più forti sono state per Iva, che mi è tornata in piena tempesta ormonale, Pupo e Al Bano, che tra l’altro sono stato contentissimo di rivedere in tv perché non lo sentivo da un po’ e credevo avesse gettato la spugna, sarebbe stato un talento sprecato. Tornando agli After, sarei stato curioso di vederli insieme con l’ospite, Cristiano Godano dei Marlene Kuntz a quanto avevo sentito dire, sono contento dell’iniziativa del cd per promuovere gruppi legati ad indipendenti, chissà che forse Manuel e compagni si mettono davvero a fare qualcosa che serva. Per la cronaca, vengono eliminati ma vincono il premio Mia Martini. Arriviamo a sabato, il gran finale. Per evitare ero uscito, ma capito in un posto dove qualcuno non ha resistito alla curiosità, si viene a sapere, vince certo Marco Carta. Chi? Marco Carta, dai, quello di Amici! Momento Catartico,meglio non pensare a ciò che è successo, beviamoci su. Il giorno dopo i giornali parlano chiaro, in aggiunta l’intramontabile conduttrice di Amici, C’è posta per te, Uomini e Donne e affini, presso le Reti Televisive Di Sperimentazione, appare sulla rete a canone fisso (che io un giorno dovrò pagare, quando quei soldi li userei meglio facendone coriandoli), questo forse è troppo. Grazie per Benigni, grazie per il rock, grazie per Tricarico, ma questo è un abuso, profetizzo la fusione, ma vedremo gli sviluppi. Contenti gli appassionati e le appassionate delle trasmissioni della rete “privata” che potranno godersi i loro beniamini su entrambi i canali. Per chi può ancora rendersi conto del senso della cosa, diciamoci pure che è penosa. Il terzo classificato non ho ben capito chi è, né tantomeno ho capito il senso della sua canzone, che mi è sembrata pessima, comunque, contento l’audience contenti tutti. Questo è stato il mio Festival, con i suoi pro, e i soliti contro. In conclusione, aggiungerei che finché ogni anno tricarico porta una nuova canzone a Sanremo, questo avrà ancora motivo di essere atteso. Dopo Vita Tranquilla, Il Bosco Delle Fragole.

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La paura più grande

“Tutto è nelle mani dell’uomo, e tutto gli scappa sotto il naso unicamente e solo per vigliaccheria… E’ proprio un assioma… E’ curioso, cos’è che la gente teme più di tutto? Fare un passo nuovo, dire una parola nuova di personale, ecco quello che si teme più di tutto…”

Dostoevskij                                                                                            (ritratto di Vasilij Perov)


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E se i cattivi giocassero a fare i buoni…

E se i cattivi giocassero a fare i buoni, avete mai pensato quali possibili conseguenze? L’ipotesi opposta è facilmente immaginabile, basti pensare al gran numero di animi nobili, della letteratura, della cinematografia, della storia, che per raggiungere i loro meritevoli obiettivi, o in un momento di umana debolezza, hanno ceduto ad atti ben poco edificanti. Non sono pochi gli esempi, perfino Topolino non è insospettabile di atti impuri, ma in linea di massima, sono comportamenti comprensibili e che, in qualche modo, ai nostri eroi si possono abbonare. Ma veniamo all’ipotesi rivoluzionaria. So che questo costituisce un titanico sforzo immaginativo, ma provate a pensare, ad esempio, ad una Santa Sede che invece delle solite noiose ingerenze in questioni che non la riguardano, invece dei commenti mistificatori e dogmatici, invece dei ridicoli sermoni, che richiamano l’attenzione su fame e povertà, dispensati da un balcone in un alloggio sfarzoso dall’ominide di turno vestito di tutto punto e ornato di anelli neanche fosse Il Padrino, insomma se invece di questa S.p.A. che disorienta le menti di tanta povera gente, ce ne fosse una realmente aperta al prossimo, che, come vuole il Cristo di cui si riempie continuamente la bocca, faccia voto di povertà in favore di chi ne ha realmente bisogno, professi il libero arbitrio, si faccia promotrice di pace non solo a parole, ma smettendola con razzismi e discriminazioni, che la consacrano luogo di divisione e di finto perbenismo. L’attuale presidente dell’istituzione di cui stiamo parlando è filosofo nonchè uomo di cultura (ricordiamo, tra gli inutili altri, Ragione e Fede scritto con il filosofo tedesco Jurgen Habermas), peccato che chiaramente di scuola nazista. Pare che le persone non si cambino, ma a parer mio, nell’ipotesi ipotetica sarebbe un mondo diverso. Passando per i politicanti di vecchia generazione, pensiamo a quelli italiani, uomini che perlamiserialadra non vogliono morire (dannato aumento della speranza di vita), impedendo a nuove idee e nuove generazioni di prendere il comando di una baracca che è prossima al collasso, che scrivono decreti-legge come fossero ricette mediche, che varano leggi facendosi i conti in tasca, che hanno perso l’etica, la ragione, e tutt’al più, in qualche caso, hanno guadagnato l’alzheimer, insieme alle palate di soldi sporchi di cui non sanno che farsi, se non cospargersi di neve in una stanza d’albergo con qualche passeggiatrice (tipico comportamento democristiano, ora in voga anche in altre fazioni politiche, ma diffidate delle imitazioni), perchè tanto hanno tutto gratis, loro, e i guadagni possono spenderli solo sul mercato nero (per fortuna quelle merci se le devono ancora pagare). Pensate se loro giocassero a fare i buoni, quante cose utili potrebbero fare dalle poltrone in pelle, quanta gente potrebbero aiutare (si, lo so che ad amici e parenti già non si fa mancar nulla, dicevo in generale). Come sarebbe bello se si lavassero la coscienza e potessero finalmente uscire di casa senza scimmioni intorno, non dovendo più temere gli sputi, le disgrazie, le pallottole, le granate (nei casi critici) e gli insulti che la gente capace di ragionare non vede l’ora di scagliargli addosso. Il gioco riuscirebbe forse meglio. E se l’ordine non fosse ristabilito sempre e solo con i manganelli, e i lacrimogeni, e le armi in dotazione usate alla cieca come se fossero caricate a salve, ma di tanto in tanto anche con la concertazione e il dialogo? Se certe persone non eseguissero gli ordini che ricevono come automi, macchine, o animali ben addestrati, ma ragionassero sulle proprie azioni, se potessero provare il male che arrecano, credete che capirebbero? Se fosse loro figlio a cadere a terra esanime, se fosse la loro figlia rannicchiata in un angolo a pregare di smetterla di inveire su chi già è stato privato della forza di muoversi, se fossero loro a vedersi trattati peggio che bestie, questo li farebbe smettere di creare disordine, violenza, e dolore, solo perchè “questa è la strategia da seguire”? Se Mangiafuoco non schiavizzasse Pinocchio, se non lo costringesse a lavorare per lui, ma gli offrisse un contratto a tempo indeterminato e un salario dignitoso, non andrebbe a finire meglio per entrambi? Insomma, Pinocchio è unico nel suo genere, quel tirchio capitalista guadagnerebbe lo stesso una fortuna tenendolo con se e non facendogli mancare nulla! Alla fine, giustamente Pinocchio scappa e chiede un prestito alla Fata Turchina, che poi è quello che avrei fatto anch’io. E invece no, le regole dei giochi, così come la realtà, non si cambiano, i cattivi continuano a fare del male, e i buoni a fare del bene. La differenza tra realtà e fantasia? Forse semplicemente che nella fantasia i buoni, pur soffrendo, alla fine trionfano, nella realtà non sono così fortunati. Ci saranno sempre i cattivi (che nella realtà vogliono passare per buoni ma risultano solo patetici e finiscono per fare una figuraccia) che non ragioneranno con la testa ma con altre parti del corpo che è meglio non specificare, molti eroi finiranno per perdersi, per adottare i metodi dei più forti, e diventeranno essi stessi malvagi, e infine, seppur come minoranza in via d’estinzione, continueranno ad esserci i buoni, che ogni tanto perdono la testa ma rimangono sempre tali, e come tali continuano imperterriti a prenderla in quel posto. E solo qualcuno visse felice e contento.

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Carlo Giuliani

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Dialogo fra amici

A: “Eh, caro mio. Nella vita devi buttarti, non puoi star lì a considerare tutto ciò che può accadere, fa semplicemente ciò che ti senti, e vedrai che le cose andranno a meraviglia.”
B: “Ah, no! Ti sbagli. Se ti butti, poi ti succede che rimani a fondo. Non ha senso buttarsi, se consideri le possibilità che hai. Dopo averci pensato un po’ sopra, arrivi a delle ipotesi non- falsificabili. Non vere, certo, non possibili, non probabili, bensì non- falsificabili. Lo diceva Karl Popper, e sapeva il fatto suo! Ed è così che a parer mio bisognerebbe procedere in ogni relazione interpersonale. Nulla di più semplice, in fondo.”
A: “Ah si, si certo…” (guardando compassionevolmente l’amico)

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Andiamo a vedere le luci… (un post triste)

Canzoni da spiaggia deturpata

Una volta sono stato al MamBo, il museo d’arte moderna, era una situazione improbabile, le opere erano improbabili, ho cercato il senso di ciò che vedevo infilando la testa in una palla gigante il cui interno era nero, come se uno stronzo per farti vedere meglio avesse spento la luce! Ho tirato fuori la testa e sono tornato al mondo, ma, ripensandoci la cosa mi era piaciuta, e allora via di nuovo immersi nel nulla. Questioni di interpretazione, ho pensato. Ora vorrei parlare di un cd, il nesso è che le cose che dirò sono libere interpretazioni di questo album, pochi tecnicismi. Sempre attraverso la nostra alienante rete internetica, mi imbatto nell’intervista ad una ragazzo, certo Vasco Brondi, e nelle canzoni del suo progetto, dette Luci della centrale elettrica. Mi era già stato nominato questo gruppo, ma dopo aver sentito della suo vittoria della Targa Tenco come Miglior Opera Prima Cantautorale dell’anno, e il suo singolo, Per Combattere l’Acne, mi sono convinto ad ascoltare il disco, ed è stato triste. Inizierei dalla nostalgia. Le influenze sono evidenti al primo ascolto, ma vi consiglio di provare l’effetto quando riprende i versi di una canzone di Gaetano (Ma il cielo è sempre più blu), o quando urla che “i CCCP non ci sono più!” (con quel cattocomunista di Ferretti). Altri tempi. Poi il romantcismo. C’è sempre questo “tu” (che fa molto “forse non essenzialmente tu”), continuamente richiamato, come se fosse l’unica cosa sensata in una cornice senza forma, qualcosa di mistico alla Martin Buber, del tipo “io esisto perchè tu mi vedi, puoi toccarmi”, mentre il resto scivola semplicemente addosso senza impressionare più di tanto, le persone che camminano di fianco a noi per la strada sembrano non vederci (va bene, mi fermo). Passando per le immagini. Sono le descrizioni ad impressionarmi in particolare, i centri commerciali, le zone industriali, le spiagge deturpate (non a caso, l’album s’intitola Canzoni Da Spiaggia Deturpata), tutto ciò che c’è stato costruito intorno, i paesaggi sono desolanti. La rassegnazione. La lotta armata al Bar, come dire la fine dei giochi, credo di condividere la rassegnazione per la generazione Z, e viene da chiedermi anch’io quando sono arrivati gli artificeri e ci hanno disinnescati?, o cosa racconteremo, ai figli che non avremo, di questi cazzo di anni zero? E intanto rido ascoltando cosa facciamo per ammazzare il tempo, magari mentre sto fumando, prima di andare a letto. La  dicotomia noi-loro. Sembra di vedere due distinte categorie che a loro modo cercano di adattarsi all’era postmoderna, e che insieme formano la società: gli antisociali, che non trovano però più la strada della rivolta, nè fisica nè intellettuale, e gli altri, che li deridono dall’alto delle loro conquiste effimere. E la chiudo qui, per non sconfinare, dicendo che, al di là delle mie considerazioni deliranti, che magari in qualche caso c’entrano poco e nulla, in sostanza l’album merita di essere considerato, notevoli i testi, le musiche e,se pur molto semplici, gli arrangiamenti, rendono a pieno. Complimenti a Vasco per la riuscita, sperando sia l’inizio della carriera di un cantautore all’altezza dei grandi nomi a cui si ispira, alla musica italiana non può che fare bene. Il filtro è ben schiacciato nel posacenere, vi lascio con un estratto:

E andiamo a vedere le luci 
della centrale della centrale elettrica! 
Andiamo a vedere i colori delle ciminiere 
dall’alto dei nostri elicotteri immaginari, 
andiamo a dare fuoco ai tramonti 
e alle macchine parcheggiate male, 
ad assaltare ancora i cieli 
e farci sconfiggere e a finire suoi telegiornali, 
foto in bianco e nero delle nostre facce stravolte sui quotidiani locali 
andiamo a vedere i canteri delle case popolari dai finestrini dei treni ad alta velocità 
trasformiamo questa città in un’altra cazzo di città!!

                                                                                                            ( da Piromani, Le Luci Della Centrale Elettrica)

  1. Lacrimogeni
  2. Per Combattere L’Acne
  3. Sere Feriali
  4. Stagnola
  5. Piromani
  6. La Lotta Armata Al Bar
  7. La Gigantesca Scritta Coop
  8. Fare I Camerieri
  9. Produzioni Seriali Di Cieli Stellati
  10. Nei Garage A Milano Nord

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